martedì 29 ottobre 2013

White Sands National Monument, New Mexico (USA)


Avete presente il deserto del New Mexico, le sue rocce rossicce, l’aridità e i pochi arbusti che, impavidi, si ostinano a crescere in un luogo tanto inospitale? Immaginate ora di trovare, in un paesaggio così desolato, una distesa sconfinata di polvere candida che ricopre tutto, come se, per chissà quale scherzo del destino, metri e metri di neve fossero caduti anche qui, in mezzo al nulla. Il parco nazionale di White Sands è proprio questo: un’area di 581km2 di dune di sabbia bianca, che si estendono nel cuore del Tularosa Basin.



Situato a 15 miglia da Alamogordo e a 52 da Las Cruces, il White Sands National Monument fu fondato dal presidente Herbert Hoover nel 1933 e aperto al pubblico il 29 aprile dell’anno successivo. La grande rilevanza scientifica di questo luogo sta nel fatto che le dune sono composte di cristalli di gesso, che, essendo idrosolubile, è difficilmente reperibile in natura sotto forma di sabbia.



Le dune si spostano e cambiano forma di continuo e la strada, un percorso di 13 chilometri, deve essere costantemente pulita e ridefinita. Vi sono inoltre quattro diversi sentieri che consentono ai turisti di visitare a piedi il parco e aree in cui i più coraggiosi, sfidando le forti raffiche di vento, possono pranzare ammirando questo grandioso spettacolo.



Sebbene non mi sia potuta fermare a White Sands più di un paio d’ore, sono rimasta fortemente colpita dall’incredibile surrealismo di questo luogo. Camminare su quelle dune nel silenzio più totale, come se il tempo si fosse fermato e come se il resto del mondo non avesse importanza, guardare lontano e non vedere altro che bianco: esiste forse qualcosa di più poetico?


Quando ci sono stata: agosto 2010

giovedì 24 ottobre 2013

La pingüinera de Punta Tombo (Argentina)



Sono passati quasi 5 anni da quando sono partita per l’Argentina. Ero poco più che una quindicenne all’epoca e, tra tutti i meravigliosi posti in cui sono stata durante quei quindici giorni, uno in particolare mi ha colpito e mi è rimasto impresso nella mente: la pingüinera di Punta Tombo.


Punta Tombo è una riserva faunistica situata nella regione del Chubut, a circa 2 ore di strada dalla città di Trelew, ed è famosa in tutto il mondo perché ospita la più grande colonia continentale di pinguini di Magellano. Ogni agosto, infatti, più di un milione di pinguini arriva su queste spiagge e ogni famiglia rioccupa il nido che aveva utilizzato l’anno precedente. Qui, la coppia depone le uova e aspetta la nascita dei piccoli. Una volta che anch’essi hanno imparato a nuotare e a procurarsi il cibo da soli, tutti insieme riprendono la via del mare e si spostano verso nord.



All’interno della riserva, un sentiero ben delimitato porta i visitatori fino alla spiaggia. Lungo questa stradina sterrata, i pinguini, ormai abituati alla presenza degli esseri umani, osservano tranquilli i loro ospiti. Naturalmente non si possono toccare, ma non hanno paura degli uomini e camminano pacifici in mezzo a loro (attenzione però, i pinguini hanno il diritto di precedenza: guai a intralciare il loro percorso!). Alla fine del sentiero, si giunge su un promontorio roccioso che dà sulla spiaggia sottostante. Da qui si possono ammirare questi strani animali, che, pur essendo così impacciati e goffi sulla terra, entrano ed escono dall’acqua, si tuffano e nuotano con estrema agilità e grazia. Sono davvero spettacolari!



Abbiamo passato in questa riserva alcune piacevolissime e indimenticabili ore, durante le quali, a causa del sole battente, mi sono perfino ustionata! In ogni caso ne è assolutamente valsa la pena: poter camminare al fianco di questi bellissimi animali e poterli osservare nel loro habitat naturale non è cosa da tutti i giorni e, ancor meno, un’esperienza di cui ci si può dimenticare facilmente.



Una volta terminata la nostra visita alla pingüinera, anziché riprendere la strada principale verso sud, abbiamo deciso di percorrere un sentiero sterrato che portava apparentemente in mezzo al nulla e su cui abbiamo incontrato un branco di cavalli selvaggi che si riposavano sulla carreggiata, incuranti di noi e del nostro pickup. 


Siamo inizialmente sbucati a Cabo Raso, un minuscolo paesino di una decina di abitanti, con giusto due o tre case in piedi e diverse diroccate e abbandonate. Proseguendo, siamo arrivati a Camarones, cittadina che vanta di essere la “capital nacional del salmón”.


Quando ci sono stata: dicembre 2008. 


martedì 22 ottobre 2013

Cannon Beach, Oregon (USA)



Mentre quest’estate risalivamo la costa dell’Oregon alla volta di Portland, siamo arrivati in una delle spiagge più belle e spettacolari che gli Stati Uniti hanno da offrire. Cannon Beach è conosciuta per gli immensi monoliti che escono dall’acqua e si stagliano sull’orizzonte; tra questi, il più famoso, l’Haystack Rock, è alto ben 72 metri e si formò in seguito alla sedimentazione della lava fuoriuscita dalle Grand Ronde Mountains, 10 milioni di anni fa.

Non era nei nostri programmi fermarci da queste parti, ma la stanchezza da un lato e il fascino di questa cittadina dall’altro ci hanno spinto a prendere una camera in un tranquillo motel con accesso diretto al mare e a passare la notte qui. Ho trascorso la serata camminando sulla spiaggia, nonostante i 12° e il vento freddo che pungeva le guance, e ammirando il sole che lentamente si tuffava nell’oceano.

Potrei passare ore a descrivere l’atmosfera incantata che avvolge quella spiaggia, ma le parole non sarebbero abbastanza. Vi lascio quindi con queste foto, sperando che anche voi possiate in qualche modo assaporare tutta la bellezza di quei posti lontani. 









lunedì 21 ottobre 2013

Victoria, B.C. (Canada)


Mentre cercavo di decidere di cosa avrei parlato nel mio primo vero post, avevo ancora impresse nella mente le immagini del mio ultimo viaggio (tra Stati Uniti e Canada, in Oregon, Washington e British Columbia). Nei 20 giorni in cui sono andata alla scoperta dell’Oceano Pacifico, un posto in particolare mi ha fatto innamorare perdutamente: la città di Victoria, sull’isola di Vancouver.

Capitale della British Columbia, Victoria fu fondata nel 1843 sotto il nome di Fort Albert e assunse il nome attuale tre anni più tardi, in onore della regina Vittoria. Divenne un centro importante negli anni della corsa all’oro e continuò a crescere fino all’inizio del XX secolo, quando fu soppiantata dall’emergente città di Vancouver.  Victoria si trasformò allora in una città elegante e raffinata ed è così che tuttora si presenta agli occhi dei turisti – o almeno, è così che si è presentata a me: una piccola oasi di pace e serenità, affacciata su una baia tranquilla e baciata dal sole, lontana dal caos della terraferma e in totale armonia con la natura che la circonda.


Cos’ho visto.
Siamo arrivati a Victoria il 2 agosto a notte fonda, dopo una disavventura che, a causa di chilometri di traffico e pioggia, ci ha fatto perdere un traghetto dopo l’altro, consentendoci di imbarcarci solo sull’ultimo della giornata, alle 10 di sera. Data la stanchezza, il giorno seguente siamo usciti tardi e siamo andati direttamente a pranzo in uno dei tanti ristoranti della baia.

ROYAL BC MUSEUM
La nostra prima fermata è stata al museo di storia naturale. Ora, visitarlo tutto avrebbe richiesto davvero tanto tempo, quindi, pur a malincuore, abbiamo rinunciato. All’interno del museo c’è però una sorta di cinema, che vanta “lo schermo più grande di tutta la Columbia Britannica” (immaginate uno schermo gigantesco. Ecco, vi assicuro che quello è ancora più grande! Potete farvi un’idea qui: http://royalbcmuseum.bc.ca/imax/ ). Alle 14.00 proiettavano un documentario di 45 minuti sull’impresa di Shackleton in Antartide (Shackleton’s Antarctic Adventure) e abbiamo deciso di vederlo – per fortuna, perché è stato grandioso! Realizzato eccellentemente e in collaborazione con National Geographic, ha saputo tenere l’intera sala col fiato sospeso e con gli occhi attaccati allo schermo per la sua intera durata. Il cinema propone molti documentari interessanti e ben fatti, consiglio a chiunque si trovi in zona di dare un’occhiata alla programmazione.

PARLIAMENT OF VICTORIA & THE EMPRESS HOTEL

Il pomeriggio è continuato con una visita al Parlamento. Con nostra sorpresa, mentre facevamo una pausa sui gradini davanti all’ingresso, due giovani attori in abiti d’epoca hanno rievocato le origini e la fondazione della città e raccontato ai presenti la sua storia. Uno di loro vestiva i panni di Francis Rattenbury, il giovane architetto che nel 1893 progettò e costruì il Parlamento e, in seguito, il vicino Fairmont Empress Hotel, designati entrambi National Historic Sites Of Canada.

DOWNTOWN VICTORIA
Il centro della città, con le sue vie tranquille e le centinaia di vasi di fiori appesi ai lampioni a decorare ogni angolo, è il posto perfetto per passare alcune ore di relax. Ed è qui, infatti, che abbiamo deciso di passare la serata. Vi sono numerosi pub e ristoranti, negozietti di prodotti locali e un centro commerciale. Per una accanita lettrice come me è stato d’obbligo fermarsi da Munro, la più grande libreria indipendente di tutta la British Columbia.

HATLEY PARK, CASTLE & GARDENS


Il secondo giorno siamo partiti in tarda mattinata per andare a visitare il castello di Hatley, di cui avevamo sentito molto parlare per la sua rinomata bellezza. Il fato ha voluto che, dopo aver parcheggiato e pagato il biglietto, scoprissimo che l’intera struttura era prenotata per un evento privato, probabilmente un matrimonio, e, quindi, chiusa al pubblico. Siamo riusciti a strappare poche foto all’edificio, prima di essere invitati ad andarcene da quella che sembrava un’isterica wedding planner.



FORT RODD HILL & FARO DI FISGARD


Dopo l’iniziale delusione, abbiamo deciso di dirigerci verso il faro di Fisgard, il primo costruito in British Columbia. Il biglietto d’ingresso al parco (per la modica cifra di 3.95$) includeva anche la visita all’antica fortezza militare Fort Rodd Hill, attiva nel 1890 a difesa della città e dell’Esquimalt Naval Base. Il faro è un’adorabile casetta bianca e rossa, situata giusto sugli scogli, il cui interno è stato riarredato come doveva essere in origine, fatta eccezione per l’ultima stanza in cui, grazie a due simulatori, ci si può improvvisare comandati e portare la propria nave (una moderna nave da guerra o un vecchio veliero) in porto. Inutile dire che i bambini presenti ne erano entusiasti!


BRITISH COLUMBIA DAY!


Ma la parte più bella è stata scoprire di essere capitati nella capitale del British Columbia  proprio il giorno della festa nazionale! Cosa si può chiedere di meglio? La sera del 4 agosto sembrava, infatti, che l’intera popolazione dello stato fosse arrivata a Victoria e si fosse riversata sulle strade della città per festeggiare. Il parlamento era ricoperto di luci e brillava nel tramonto, mentre lungo le vie sfilavano l’esercito e la banda. Attorno alla baia, la gente si era radunata insieme ad amici e famigliari portandosi cibo, sedie e bevande (alcuni perfino un divano!) per assistere prima al tradizionale concerto dell’orchestra, che suonava su un palco allestito direttamente sull’acqua, e infine ai meravigliosi fuochi d’artificio.

Nonostante sia una cittadina di meno di 80000 abitanti, Victoria ha un fascino che non saprei davvero descrivere a parole. Sarà che si trova su un’isoletta per lo più disabitata, raggiungibile principalmente via mare, saranno l’aria dell’oceano e la bellezza della baia, del porto, della natura circostante, non lo so dire con precisione – ma auguro a chiunque di visitarla almeno una volta nella e di gustare di persona il piacere, come io ho fatto, di trovarsi quasi alla fine del mondo.


Quando ci sono stata: agosto 2013 (2.5 giorni);

Dove ho alloggiato: Executive House Hotel, 777 Douglas Street;

domenica 20 ottobre 2013

Cominciamo


"Ma i veri viaggiatori partono per partire e basta: 
cuori lievi, simili a palloncini che solo il caso muove eternamente, 
dicono 'Andiamo' e non sanno perché." 

- C. Baudelaire 

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