mercoledì 13 agosto 2014

Cronache di un viaggio sfortunato | Scandinavia on the road


Ci sono viaggi che proprio non vanno. A ripensarci oggi, a diversi giorni di distanza, mi viene da sorridere per tutte le disavventure che ci sono capitate. Provate a elencare mentalmente tutte le cose che potrebbero andare storte mentre macinate chilometri e chilometri dall’altra parte d’Europa: è molto probabile che a noi siano capitate. Okay, forse detta così sembra davvero troppo drammatica. Vi dico subito che non ci hanno rubato i documenti, non abbiamo dovuto accamparci sotto un ponte per passare la notte e non siamo finiti nei guai con la polizia (meno male! :D). Però è una di quelle storie tragicomiche che voglio raccontare a tutti i costi.
Iniziamo dicendo che i presupposti non erano dei migliori, dato che io ho lasciato Vicenza con un fastidioso mal di denti che mi ha fatto leggermente dannare. Ma i primi giorni sono andati alla grande: siamo partiti domenica 27 luglio e, nonostante il traffico infernale, alle sei di sera eravamo a Norimberga. L’indomani, abbiamo continuato verso nord e ci siamo fermati a dormire in un bellissimo b&b a gestione familiare nel paesino di Sankt Michaelisdonn: un po’ fuori mano rispetto al nostro percorso, ma i proprietari possedevano oltre 10 cavalli e il cane più bello e simpatico che io abbia mai visto, che mi ha fatto subito dimenticare le 9 ore passate in macchina. Il giorno successivo abbiamo attraversato l’intera Danimarca, arrivando a Helsingborg a metà pomeriggio. Il primo assaggio di Svezia è stato molto, molto positivo: Helsingborg è una città vivace e divertente, con un bellissimo centro storico e tanti ristoranti all’aperto. Qui devo assolutamente inserire un piccolo aneddoto della vita on the road: abbiamo trovato una camera in un piccolo motel senza troppe pretese ad appena 10 minuti dal centro. Fin qui tutto bene, se non fosse che a) la suddetta camera era soppalcata e per raggiungere i letti al piano di sopra bisognava avventurarsi lungo una strettissima e ripidissima scaletta (immaginatevi le mie imprecazioni silenziose quando sono dovuta scendere nel cuore della notte per andare a bere qualcosa), b) sulla porta del bagno c’era un cartello che raccomandava di non lasciare aperta la porta dopo aver fatto la doccia, perché il vapore avrebbe potuto far scattare l’ipersensibile sistema antincendio dell’hotel, e minacciava di far pagare un supplemento ai colpevoli e c) la camera non aveva tende alle finestre, il che è stato un bel problema considerando che su al nord viene scuro molto, molto tardi e chiaro molto, molto presto. Un soggiorno indimenticabile, credo! :) 

Ma torniamo a noi… Il giorno successivo ci siamo rimessi in marcia e quella sera stessa, dopo ben 2400 km in soli quattro giorni, siamo arrivati a Stoccolma! Qui siamo rimasti tre notti, in un bellissimo hotel (il Central) a pochi passi dalla stazione centrale e a un chilometro o poco più dalla città vecchia. Che dire, Stoccolma mi ha conquistata. È una città davvero meravigliosa e con tantissimo da offrire (naturalmente, presto arriverà un lungo post pieno di fotografie dedicato esclusivamente a lei). Il primo giorno ci siamo recati sull’isola di Djurgarden, per visitare Skansen, il famoso museo all’aperto. Era nostra intenzione visitare anche il Museo del Vasa, ma purtroppo era così affollato che avremmo dovuto aspettare ore prima di entrare! Il secondo giorno sono iniziate le disavventure: mio papà si è svegliato con un piede gonfio che gli rendeva difficile camminare. Tuttavia, siamo riusciti a visitare la Gamla Stan, la città vecchia, un vero e proprio gioiello! Purtroppo, al ritorno in hotel, la situazione è degenerata e io ho iniziato a sentirmi poco bene. Ebbene sì, ho preso l’influenza! Una di quelle proprio sfiancanti, tra l’altro, che mi ha lasciato senza forze per diversi giorni. Da quel momento per me è diventato quasi impossibile mangiare: sentivo di averne bisogno, ma non avevo il benché minimo appetito e dovevo letteralmente costringermi a mandare giù qualcosa. È stato così finché non sono tornata a casa e ho potuto dire addio al pessimo cibo dei ristorantini che si trovavano lungo la strada. 

Tuttavia, chiaramente, non potevamo fermarci ancora a Stoccolma: avevamo un viaggio da continuare. Così, il giorno dopo, ci siamo rimessi in macchina e ci siamo diretti verso Ostersund, nel cuore della Svezia, poco lontano dal confine con la Norvegia. Avevo scovato un posticino in cui trascorrere la notte, su Booking.com: il Moose Garden a Orrviken, dove una famiglia si prende cura di un gruppo di alci e affitta alcuni splendidi cottage a pochi passi da loro. Il posto è splendido, immerso nella natura, e dalla finestra della nostra casetta si potevano davvero vedere gli alci! Pensandoci ora, forse avremmo dovuto fermarci lì per qualche giorno, in quel luogo così tranquillo e sereno. 
Invece, l’indomani siamo partiti di nuovo, pronti ad attraversare il confine e scoprire i segreti della Norvegia. Quel pomeriggio siamo arrivati nella meravigliosa Trondheim, dove prevedevamo di fermarci due notti. Proprio quando credevo di iniziare a sentirmi un pochino meglio, è successo il colmo: si è ammalato pure mio papà (colpa mia, devo avergli passato l’influenza in qualche modo (era piuttosto prevedibile, a pensarci bene, ahah!)). Se il giorno dopo io sono riuscita a uscire e visitare la cittadina con mia mamma (anche su Trondheim arriverà presto un post dettagliato, perché me ne sono innamorata perdutamente), lui non ha potuto alzarsi dal letto. È stato allora che abbiamo iniziato davvero a riflettere sulla situazione. Dove potevamo andare, se in due su tre eravamo k.o.? Il nostro programma originario prevedeva che seguissimo la costa verso sud, ma le strade per arrivare prima ad Alesund e poi a Bergen erano lunghe, lente, tortuose e piene di traghetti da prendere. Con tanto, tanto rammarico, abbiamo deciso di cambiare percorso e di scendere verso Lillehammer, che mi ha, in un certo senso, sconvolta: mi aspettavo di trovare un’altra cittadina vivace, invece sembra davvero essere rimasta ferma all’epoca delle Olimpiadi! Alle cinque del pomeriggio i negozi erano già tutti chiusi e il centro era quasi completamente deserto. Il giorno dopo abbiamo deciso di tornare lungo la costa svedese, ma, indovinate?, sono stata male di nuovo. Fisicamente ero davvero esausta e per la prima volta da quando ho iniziato a viaggiare ho sentito nostalgia di casa. Così, alla fine, dopo una notte passata a Uddevalla (dove siamo rimasti chiusi in un ascensore, tra l’altro) e dopo aver scoperto che sia a Goteborg che a Malmo tutti gli hotel erano al completo, siamo tornati verso l’Italia. 

E qui viene il bello. Da Uddevalla a Vicenza ci sono circa 2070 km. Gente normale avrebbe scelto di farli in almeno tre giorni, giusto per non perdere ogni residuo di sanità mentale lungo la strada. Noi invece no: in un giorno siamo arrivati fino ad Amburgo (850km), quello dopo a casa (1220 km). Abbiamo dormito vicino all’autostrada e siamo partiti alle 8 di mattina, implorando di non trovare traffico. E stava andando bene, davvero. Nel nord della Germania si correva che era un piacere. Attraversare Norimberga e Monaco è stato un travaglio e ci siamo ritrovati imbottigliati nel traffico delle città durante le ore di punta, ma dopotutto ce lo aspettavamo. Quello che proprio non era previsto era che la macchina, il nostro piccolo Peugeot 207 (la scatola di sardine), che così instancabilmente ci aveva accompagnato già per oltre 6000 km, gettasse la spugna a quarantacinque minuti da casa. Ve lo assicuro, è stato completamente ridicolo. È andata così: siamo sulla Valsugana, tra le montagne, sono le nove e mezzo di sera e siamo esausti dalle tredici ore di viaggio. E improvvisamente tac!, si bruciano entrambi gli anabbaglianti anteriori. Sì, non uno, tutti e due. Contemporaneamente. Proprio mentre cala il buio più pesto. Abbiamo provato a continuare un po’, in qualche modo, ma quando non si vede più nulla come si fa? Ci siamo fermati nel parcheggio di un ristorante per provare a sostituire le lampade. Sarebbe stato bello se avessimo avuto quelle giuste, vero? E invece no: le avevamo tutte, ma non quelle. Io ormai, che in tutta la giornata avevo mangiato si e no mezza bistecca e mi ero rifiutata di cenare, non sapevo più dove sbattere la testa. Mia mamma alla fine è entrata nel ristorante e ha implorato i pochi presenti di controllare se per caso avessero una lampada di scorta, almeno una, quanto bastava per percorrere gli ultimi 50 chilometri. E il caso ha voluto che una buon’anima con una Renault dai fanali difettosi avesse in macchina proprio quello che cercavamo e che non volesse nemmeno nulla in cambio. Non sono mai stata tanto riconoscente verso qualcuno quanto in quel momento. Così, finalmente, dopo quattordici ore e mezza di viaggio, alle 22.30 siamo arrivati a casa. A pensarci adesso mi viene davvero da ridere. Credo che sarà una di quelle storie che racconterò per tanto, tanto tempo. È stata un’esperienza ed è proprio per questo che, dopotutto, non rimpiango il fatto di non aver potuto vedere tutto ciò che mi ero prefissata. Sarà per un’altra volta, no? In compenso, abituata com’ero a viaggiare negli Stati Uniti e in Canada, dove è tutto così facile, ho imparato che l’Europa è un mondo completamente diverso, che le strade sono più lente, gli hotel più piccoli, ma che ha comunque tantissimo da offrire.
Non so quanti di voi siano arrivati alla fine di questo lunghissimo post, però dovevo proprio scrivere tutto. Presto arriveranno tante foto e racconti molto più interessanti, non preoccupatevi! :)

8 commenti:

  1. ho letto tutto d'un fiato.. cavoli quante disavventure!!! potrai rifarti un'altra volta, il nord europa almeno è vicino al contrario degli USA e canada :)

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    1. è un modo di vedere le cose, hai ragione! :D non vedo l'ora di tornarci!

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  2. ehmm.... da fonti sicure ho appreso che il prossimo anno andrete a Lourdes! ^_^

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    1. Ahahah non sarebbe una cattiva idea! :D

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  3. Non vedo l'ora di vedere tutte le foto <3

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    1. Che bello! :') Comunque Ti ho lasciato un premietto :3 http://ikadreaming.blogspot.it/2014/08/the-very-inspiring-blogger-award.html?showComment=1408364140038#c1490295217429401352

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  4. cavoli, l'auto in panne è uno dei miei peggiori incubi, davvero non saprei dove mettere le mani, soprattutto se in vacanza all'estero.. aspetto le foto!

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