mercoledì 4 novembre 2015

Ottobre in 5 minuti (e 13 scatti)

Buonasera ciurma! 
Come ve la state passando in questi primi giorni di novembre? 
Oggi, sfidando ogni sorta di avversità, ho deciso di ritagliarmi cinque minutini per raccontarvi del mese appena trascorso. In realtà, non è stato poi un gran mese, anzi: non è successo proprio niente di significativo. Però a quanto pare anche i miei post più insignificanti vengono apprezzati, quindi perché privarvi dell'occasione di perdere preziosi istanti della vostra giornata per leggere le mie menate? :") 


♠ Ho ricominciato a studiare. Piano piano, senza alcun entusiasmo e mentre la mia già magra voglia di esistere mi mandava nuovamente a quel paese, ma ho ricominciato a studiare. Continuo a ripetermi che manca ancora tanto tempo a gennaio e alla sessione invernale, ma poi una vocina nella testa mi ricorda che tra un mese e venti giorni è Natale e mi sale subito l'ansia. Ho finito di leggere un manuale di storia spagnola e l'unica cosa che mi è rimasta impressa è che nell'800, siccome l'erede al trono aveva 13 anni, anziché affidare il regno alla madre, le Corti hanno semplicemente deciso di dichiarare maggiorenne la principessa. Così, del tipo "ma quali 13 anni! Pft! Da oggi ne hai 20!" - tutto questo mentre io sono ancora qui a disperarmi per il fatto che a 21 anni la gente mi scambia per una 13enne. 

♠ La settimana scorsa sono stata dall'oculista, dato che da mesi ho sempre un forte bruciore agli occhi e faccio fatica a mettere a fuoco qualsiasi cosa. Speravo si trattasse di un problema di lenti, invece è saltato fuori che ho un disturbo con un nome complicato che continuo a dimenticare. Mi ha prescritto delle gocce e raccomandato di limitare le ore passate al computer. Perciò, amici, se non mi sentite per un po', sapete qual è il motivo. 

♠ Nei momenti in cui gli occhi mi hanno dato pace, ho finito di guardare Itazura na kiss (popolare jdrama con Yuki Furukawa - sempre sia benedetto ♥). Mi sono ripromessa di non annoiarvi parlando di quanto mi sia piaciuto e di quanto abbia pianto e di quanto abbia abbracciato il mio gatto facendo finta che fosse Naoki Irie, quindi passiamo subito oltre, prima che cada in tentazione.  

♠ Mi sono anche ripromessa di non annoiarvi parlando del fatto che finalmente è iniziato il Grand Prix di pattinaggio e che in tutte le galassie conosciute e sconosciute non troverete persona più felice ed esaltata di me. Però una cosa ve la racconto: sabato si disputava la tappa canadese in Alberta. Ho già dimenticato il fuso orario esatto, fatto sta che la gara maschile (la mia preferita, anche perché in pista c'era il mio signore e salvatore Yuzuru Hanyu) iniziava all'1.30 del mattino ora italiana. La sera prima io, stanca e dolorante, avevo deciso di fare la persona responsabile, andare a letto alle 10 e, semplicemente, guardare la registrazione il giorno dopo. Non so neanche perché l'ho creduto possibile. Senza nemmeno farlo apposta, ho aperto gli occhi esattamente all'1.28 e mi sono bastati cinque secondi per mandare al diavolo la logica, buttarmi addosso la copertina e sgattaiolare in salotto per vedere la gara in diretta. E lasciate che ve lo dica, ne è valsa la pena, nonostante il giorno dopo sembrassi uno zombie. 

♠ Ma li avete visti i mondiali di ginnastica artistica? Per par condicio, mi sento in dovere di inchinarmi anche davanti a Kohei Uchimura, che è arrivato a vincere la 19esima medaglia mondiale e si è riconfermato campione del mondo assoluto per il sesto anno di fila, facendola peraltro sembrare la cosa più facile della storia. Questi giapponesi, mah... più che venerarli cosa si può fare? :') 

♠ A ottobre ho anche battuto ogni mio record e ho camminato 90 chilometri (88.9 per l'esattezza, ma facciamo 90 che suona meglio) - HA, Uchimura a chi, eh?! Uscire questo mese è stato davvero piacevole, soprattutto perché in questa stagione ogni giorno nel paesaggio cambia qualcosa e gli alberi sono uno più bello dell'altro. Non per niente ho scattato diecimila foto. 

♠ Per compensare la mia buona volontà e atleticità (lol?), ho anche dormito un sacco. Continuo a ripetermi che sia colpa del problema agli occhi e, soprattutto, del traumatico cambio dell'ora della settimana scorsa (ammettetelo che anche voi avete ancora il fuso orario da smaltire, su), ma ogni tanto non posso far altro che vergognarmi di me stessa: mi basta toccare un cuscino e dormo subito come un angioletto! 

♠ Ho fatto acquisti pazzi (tipo una maglia pelosona con un orso), vagabondato per negozi che non avevano mai quello che cercavo e sfoggiato i miei bellissimi maglioncini con stampe assurde di gattini e cavalli. 

♠ Ho bevuto troppo tè e molti cappuccini. 

♠ Ho preso la cattivissima abitudine di passare una buona ora, la sera, in bagno, a godermi il calduccio della stufetta e il profumo delle candele della Yankee, sfogliando l'acquisto migliore del mese: La gioia di scrivere di Wislawa Szimborska. 

♠ In generale, quindi, mi sono goduta l'autunno, ho cercato di non farmi prendere dallo sconforto per i soliti mille problemi e di trovare la serenità di cui ho bisogno nelle piccole cose di ogni giorno, nel pattinaggio, nelle lunghe conversazioni con gli amici, nelle camminate all'aria aperta. E nel cioccolato, che non guasta mai ;) 

Vi lascio con alcune delle foto che ho condiviso a ottobre su instagram, nonostante scaricarle sul pc ne abbia letteralmente ucciso la qualità. Il mio gatto però resta sempre bellissimo, su questo possiamo essere tutti d'accordo :)













mercoledì 28 ottobre 2015

Stati Uniti on the road | Consigli per organizzare il viaggio perfetto

Buongiorno ciurma!
Oggi voglio condividere con voi alcuni consigli e suggerimenti per organizzare un perfetto viaggio on the road negli Stati Uniti. Come ormai saprete, ho passato diverse estati scorrazzando in lungo e in largo inseguendo il sogno americano e ho pensato, quindi, di rendere utili queste mie esperienze.
Vi ricordo che, se foste interessati, nella pagina Dove sono stata? trovate gli itinerari (con mappa approssimativa) di alcuni di questi viaggi!


Foto rubata al post su Rachel e l'Area 51

Consigli e informazioni generali:

  • Gli Stati Uniti sono immensi. Sì, non è certo una novità, ma spesso per noi italiani, abituati a spostarci lungo la nostra piccola penisola, è difficile concepire pienamente a quanto possono ammontare le distanze in America. Per farvi un esempio, New York e Los Angeles sono separate da oltre 4500 chilometri, che è più o meno la distanza tra Napoli e Capo Nord. Per questo motivo, pianificare il proprio percorso razionalmente è importante, così come accettare il fatto di non poter vedere tutto (semplicemente perché c'è troppo). A seconda dei giorni che si hanno a disposizione, è necessario fissare le proprie priorità. Il mio consiglio è, comunque, di non programmare ogni tappa con estrema rigidità e di lasciare il più ampio margine possibile all'improvvisazione: lungo la strada si troveranno sicuramente occasioni per fermarsi e attrazioni di cui non si conosceva l'esistenza. 
  • Periodo migliore: da un punto di vista climatico, le differenze da zona a zona sono enormi. Tendenzialmente, i mesi estivi sono i più indicati (ma, ovviamente, anche i più gettonati dai turisti). Per godere di maggiore tranquillità, il periodo tra maggio e giugno sarebbe quello migliore. Negli Stati del sud (California e Florida in primis) si può godere di ottime temperature anche nei mesi invernali, senza contare che anche il nord offre innumerevoli attrazioni nonostante il clima ben più freddo. 
  • Documenti importanti: patente internazionale, carta d'identità, passaporto, Esta. 
  • Età minima per guidare negli Stati Uniti: 25 anni. 
  • Fusi Orari: essendo molto sviluppati in larghezza, gli Stati Uniti presentano quattro fusi orari diversi (sei se si considerano l'Alaska e  le Hawaii). Controllate sempre in quali zone cambia l'ora! 
  • Limiti di velocità: sulle interstate variano dalle 70 alle 75 miglia orarie (circa 110-115 km/h). Essendo più bassi che in Italia ed essendo le strade ampie (di solito a 5 corsie) e scorrevoli, troverete che viaggiare è molto meno stancante. 

Auto 
Premessa: noi abbiamo sempre noleggiato le nostre auto alla Hertz, che offre un servizio davvero ottimo. Quanto dirò in seguito vale in particolare per questa compagnia, ma in linea generale anche per le altre (Avis, Budget, etc). 

  • Prenotate l'auto via internet prima della partenza. Scegliete il modello a voi più congeniale, tenendo presente il tipo di viaggio che avete programmato. Le distanze negli Stati Uniti sono immense e, con tutta probabilità, vi troverete a passare in auto molto del vostro tempo. Il mio consiglio, in questi casi, è di non essere troppo parsimoniosi e di prendere un'auto grande e comoda (noi di solito scegliamo sempre un SUV). 
  • I prezzi delle auto variano da modello a modello e vengono ovviamente calcolati in base alla durata (numero di giorni) del noleggio. Tuttavia, è bene sapere che riconsegnando l'auto nello stesso ufficio in cui l'avete noleggiata (optando quindi per il cosidetto round trip) spenderete meno che lasciandola in uno diverso. 
  • Gli uffici delle varie compagnie sono solitamente situati negli aeroporti e nelle città. Gli aeroporti più grandi hanno, in genere, maggiore disponibilità di modelli. 
  • Quando vi presenterete all'ufficio per ritirare l'auto che avete prenotato, è possibile che vi propongano di fare l'upgrade e vi diano la possibilità di scegliere un modello diverso (di solito più grande), spendendo poco in più al giorno. Valutate l'offerta, a volte possono essere dei veri affari! 
  • Se l'auto, durante il viaggio, dovesse avere qualsiasi tipo di problema, vi basterà recarvi al più vicino ufficio per farla sostituire con un'altra. 
  • Quasi tutte le auto sono dotate di navigatore satellitare con mappe e pagine gialle (utilissime anche per trovare ristoranti, hotel e attrazioni turistiche). 

Hotel
  • Gli Stati Uniti sono un Paese di viaggiatori abituati a spostarsi frequentemente in auto, perciò gli hotel di sicuro non mancano. Lungo tutte le vie di comunicazione, a (quasi) ogni uscita si trovano diversi hotel e motel pronti ad accogliervi, perciò, in linea generale, non serve prenotare in anticipo. 
  • Tuttavia, è bene controllare la disponibilità di stanze nei Parchi (se volete dormire all'interno, poiché i posti sono limitati) e nelle grandi città (di hotel ce ne sono, ma eviterete di guidare nel traffico per cercarli!). In particolare, considerate se prenotare con qualche giorno di anticipo se intendete trascorrere in questi luoghi il weekend.
  • Lungo le strade vi sono cartelli indicanti gli hotel situati all'uscita successiva. 
  • I motel sono ormai tutti dotati dei principali comfort (wifi gratuito, molti offrono anche la colazione inclusa nel prezzo). Per quanto riguarda le catene, quelle di livello inferiore (Motel Six, Super 8, Days Inn, Econolodge,..) hanno prezzi più bassi, in linea di massima inferiori al centinaio di dollari, mentre quelle di livello superiore (Holiday Inn, Holiday Inn Express, Hampton Inn, Best Western,...) hanno prezzi lievemente più alti e possono arrivare anche a 200$ a notte. I prezzi variano a seconda della tipologia di stanza. 
  • Quasi tutte le catene di motel offrono carte con punti cumulabili che danno il diritto a sconti sui pernottamenti. Considerate se approfittarne, soprattutto se sarete in viaggio per molti giorni (noi, ad esempio, soggiornando spesso negli Holiday Inn, abbiamo avuto diversi vantaggi grazie alla loro carta!). 

Cibo
  • I ristoranti sono numerosissimi. Le tipologie variano dai classici fast food (McDonald's, Burger King, In'n'out, Wendy's,...), ai family restaurant, che sono a mio parere la scelta migliore: offrono cibi tipicamente americani quali hamburger, hot dog, chicken nuggets, spaghetti with meatballs, ma di qualità superiore rispetto a quella dei fast food. Molti sono anche i ristoranti che propongono cucina etnica o straniera
  • Quasi ovunque si possono trovare ristoranti italiani, alcuni peraltro molto buoni. 
  • Fermatevi nei tanti farmers' market e nei supermercati locali e approfittate delle numerose aree pic nic! Questa è un'opzione ottima sopratutto durante le visite ai parchi naturali. 
  • Se viaggiate in estate, quando è molto caldo, comprate un piccolo frigorifero (si trovano nei supermercati, in polistirolo, per pochi dollari) da tenere in macchina. Ogni motel è fornito di una macchina del ghiaccio in cui potrete riempirlo (per me è sempre stato una sorta di rito mattutino) per tenere in fresco le bibite! Assicuratevi di non restare senza acqua soprattutto nei parchi, essendo qui più difficile trovare da bere. 
  • Il caffè è abbastanza triste, l'espresso quasi inesistente. Solo nelle grandi città si trova qualcosa di discreto! 

Per il momento è tutto. Spero che questo post possa tornarvi utile!
Per qualsiasi domanda o curiosità, non esitate a chiedere! 

mercoledì 21 ottobre 2015

Top 4 | Cose da non fare quando vorresti viaggiare e non puoi

Scenario: sono le 17.30 di un tiepido e deprimente pomeriggio di inizio autunno. Fuori, gli ultimi pallidi raggi del sole illuminano due rondinelle grassocce, appollaiate sul famoso filo del telefono. 

Rondine 1, tale Mario: "Hey Carlo, allora? Pronto per migrare?" 
Rondine 2, tale Carlo: "Sì, Mario, devo solo fare un salto in farmacia per comprare una confezione di pastiglie per il mal d'aria da mettere in valigia! Sai, per la mia Elena..." 
Rondine 1: "Chiaro, Chiaro! Eh sarà un viaggio lungo, ma potete esser certi che ne varrà la pena!" 
Rondine 2: "Eccome, Mario! Chissà quanti luoghi meravigliosi vedremo quest'inverno!" 

Ascolti quelle rondini fortunate, ti perdi nelle loro voci entusiaste e intanto tu, chiuso nel buio della tua stanzetta, cerchi di riscaldarti in qualche modo, strofinando le mani davanti ad una vecchia lampada ad olio. Ti guardi attorno, soffermandoti sulla montagna di scartoffie che ti circonda, e capisci che, se perfino le rondini ti fan salire l'invidia alle stelle, stavolta stai messo proprio male.  

--- ♠ ---

Pinterest

Insomma, ciurma, ormai questa cosa che io non so scrivere introduzioni normali e sensate è un dato di fatto. Ad ogni modo, oggi voglio parlare di un problema che mi affligge sempre più frequentemente e nei momenti meno opportuni: i viaggi mentali. Letteralmente, mentali. Avete presente quando dovete fare mille cose, avete trentacinque capitoli da studiare (di una materia di cui non ve ne frega un fico secco, di solito), dovete lavorare o fare mille commissioni, ma l'unico stimolo nervoso che vi invia il cervello è "Scappa. Scappa. Scappa."? E allora vi ritrovate a fissare il mappamondo per scegliere una destinazione completamente a caso, a mettere nel carrello di Amazon tutte le guide turistiche che trovate a riguardo e, in men che non si dica, siete seduti sul pavimento del bagno a piangere disperati perché, ve ne rendete conto ben presto, non potete andare da nessunissima parte. Ecco, a me questo succede fin troppo spesso. Ho quindi stilato un elenco di tutte le cose che non dovrei fare, ma che puntualmente faccio, quando mi prendono queste crisi di pura isteria. 
"Lo scalo dura più di 4 ore"
No, ma dai?!
  1. Evitare di aprire Pinterest: Pinterest è la mia fine ed è la fine di chiunque abbia fatto l'errore (meraviglioso) di iscrivervisi. Mi basta accedere al mio account, digitare qualche parola nella barra di ricerca e voilà, posso direttamente dire addio alle successive tre o quattro ore. Non serve altro: due o tre foto di un Paese qualsiasi (ultimamente ripiego quasi sempre su Giappone, Alaska o Argentina, giusto perché sono una persona coerente) e un po' di sana pazzia. Da lì alla più piacevole degenerazione il passo è breve.
  2. Evitare di aprire Kayak/i siti di tutte le compagnie aeree del mondo per cercare voli diretti al Paese prescelto: questa è una cosa che adoro e che mi diverte tantissimo. Non solo cerco il volo migliore per me e le mie esigenze (che esigenze, poi? Mah.), ma controllo anche i siti degli aeroporti per vedere se i voli sono effettivamente decollati in orario, se ci sono ritardi. Mi lamento perfino di tutti i voli che sono stati cancellati e che, a maggior ragione, non riuscirò mai a prendere. Insomma, è proprio una cosa patologica. Il tutto diventa particolarmente ironico quando Kayak mi propone soluzioni con scali di sole 24 ore allo Sheremetyevo di Mosca. 
  3. Evitare di aprire Booking.com per cercare un hotel nella zona desiderata: anche qui io ci perdo le giornate. Seleziono una città, un quartiere e applico tutti i filtri possibili: "5 stelle", "vacanze con animali" (chiaramente non posso lasciare il mio gatto a casa da solo), "soggiorni internazionali" (perché non ho capito cosa sono e devo scoprirlo), "fascia di prezzo: <70€" (perché non ho una lira bucata, lol). Scelgo l'hotel a me più congeniale e leggo ogni recensione che trovo, scelgo una stanza, clicco su "Prenota ora!" e poi chiudo tutto prima di farmi del male. 
  4. Evitare di aprire Google Maps e studiare l'itinerario perfetto per visitare un'intera città in meno di 24 ore: l'avete fatto anche voi, vero? Avete visitato intere città semplicemente spostando l'omino giallo di Google Maps sulla pianta dei vari quartieri, non è così? E che spasso, poi! Nessuno che spinge, niente mal di gambe, niente ombrelli se piove/nevica/grandina, nessuna necessità di salire e scendere dai mezzi pubblici, dato che quando sei stanco ti basta far saltare l'omino giallo da qualche altra parte... Fosse sempre così facile viaggiare! Però poi succede che trovi un posto davvero meraviglioso e ti sale una tristezza che non passa più. Che ci volete fare, c'est la vie! 

La mia ultima scoperta da qualche parte nei pressi di Anchorage, Alaska.
Altro che rondinelle, io qui invidio quei due vecchietti lì sulla sinistra!

giovedì 15 ottobre 2015

Tramonti emiliani

Buonasera ciurma!
Come ve la passate? Vi siete trasformati anche voi in un plaid ambulante/burrito umano?
In questi giorni sono stata psicologicamente presa da mille cose (studio, email, appuntamenti vari, stagione di pattinaggio che è ricominciata e mi costringe ad alzarmi alle 3.30 del mattino per vedere le competizioni...) e non sono riuscita a concludere un tubo. Sì, lo so, sono la disorganizzazione fatta a persona, ma al mio gatto a qualcuno piaccio anche così.

Per farmi perdonare l'assenza e il fatto di non aver pronto nemmeno un post decente, ho pensato di condividere alcuni scatti che ho avuto la fortuna di immortalare domenica sera, mentre attraversavo la Pianura Padana al tramonto.
Eravamo in macchina e sfrecciavamo ai cento all'ora, quindi la qualità è quella che è, ma i colori sono assolutamente sinceri. Vi dirò, ero stanca, mi faceva male la testa, non vedevo l'ora di arrivare da mia nonna e fiondarmi su un piatto di cotolette o di qualsiasi cosa avesse voglia di prepararmi, ma quando ho visto questo spettacolo mi sono commossa.
E ho dimenticato tutto il resto.

Che meraviglia, la natura, eh?





Non male, Emilia. Davvero niente male. 

venerdì 2 ottobre 2015

Settembre in cinque minuti

C'è una cosa che ogni volta, arrivata alla fine del mese, mi riprometto di fare, ma che puntualmente non faccio mai. Mi dico: "Domani mi ritaglierò cinque minuti per tirare le somme del mese appena trascorso", ma, per qualche motivo a me sconosciuto, il mio cervello si rifiuta sempre di collaborare. Però l'idea di tenere un minuscolo diario riassuntivo in cui annotare le cose più importanti e significative che sono successe mi piace davvero, perciò ho intenzione di incominciare proprio qui, sul blog. Credo che conserverò lo stile per punti della serie di post 5 things I'm happy for che ho fatto saltuariamente l'estate passata e che mi piace rileggere di tanto in tanto. Un po' di sana nostalgia non fa mai male, no? Quindi, ecco qui il mio Settembre il cinque minuti...


♠ Notizia principale - di cui probabilmente vi sarete già accorti, ma io la comunico lo stesso: ho finalmente personalizzato il dominio del mio blog! Ora mi trovate su www.oltreloceano.com ;) meglio tardi che mai!

♠ Il 1 settembre ho concluso il secondo anno di università con un esame di spagnolo andato a dir poco da favola, che mi è valso un bel 30 tondo tondo. A gennaio dovrò fare l'orale di storia e geografia spagnola, che andrà a fare media con questo, quindi non posso ancora permettermi di esultare. Come inizio, però, promette bene, no?

♠ Ho anche preso un appuntamento con un professore che mi ha fatto aspettare più di due ore, perché si era dimenticato il compito che dovevo visionare. Ahh, l'università è così rilassante!

♠ Ho guardato tutta la prima stagione di Hana Yori Dango in tre giorni e mezzo - ed è stato fa-vo-lo-so (すごい!!). All'inizio dell'estate avevo raccontato di come una mia carissima amica mi abbia gentilmente introdotto al magnifico mondo dei jdrama (che, per chi non lo sapesse, sono le serie tv giapponesi) e da allora sono una persona felice. Ossessionata, probabilmente, ma felice. A differenza del 90% della mia generazione, non sono mai stata una grande fan dei telefilm americani (tranne i vari Criminal Minds, NCIS e Hawaii Five-O, che conosco praticamente a memoria), ma, per qualche motivo, sto adorando quelli giapponesi. Sono spesso irreali e assurdi, ma li amo e non riesco a smettere di guardarli.

♠ Ho mangiato tantissimo gelato e visitato Reggio Emilia in tre ore - ma di questo ho già parlato qui.

♠ Ho ricominciato ad andare a camminare (sono imbranata e non so correre) seriamente e con regolarità e, in un mese, ho macinato circa 70 km totali! Camminare mi piace da matti, soprattutto quando fa fresco e l'aria mi pizzica la pelle e mi risveglia la mente.

♠ Ho cucinato mille torte - e le ho pure mangiate tutte.

♠ Sono stata trascinata nel letto di un fiume a raccogliere bacche e a lottare con arbusti spinosi. Le mie mani (perché usare i guanti quando puoi ricoprirti di graffi?) non erano molto d'accordo e alla fine ho preferito fare un servizio fotografico a una coccinella che passava di lì, ma tutto sommato è stata una bella serata.

♠ In una sola mattina sono dovuta andare tre volte in posta senza riuscire a concludere nulla e ho quindi sentito il bisogno di regalarmi un nuovo maglioncino con una stampa improbabile e una piadina con prosciutto crudo e crescenza.

♠ Il fattorino di GLS mi ha scambiato per una sedicenne per due volte di fila. La scena è stata sempre la stessa:
- Niente scuola oggi?
- No, faccio l'università.
- Dai, ti facevo più piccolina! Quanti anni hai?
- 21.
- MA COME, NE DIMOSTRI 16 D: D:

♠ Sono stata a fare le prove allergiche e:
     ○ ho scoperto di essere super mega iper allergica alle graminacee e sul braccio mi è uscito un bognone ("non si chiama bognone, si chiama pomfo") così gonfio che manco avessi preso la peste bubbonica;
     ○ il dottore mi ha scambiato pure lui per una sedicenne.

♠ Ho finalmente terminato e incorniciato il mio primo vero capolavoro a punto croce. Sono un'artista, che ci volete fare :D

♠ Ho anche fatto reazione allergica (credo) a una crema per il corpo. L'ho messa sul viso e dopo trenta secondi ho iniziato a bruciare e sono diventata letteralmente viola come se mi fossi ustionata. Dopo tre o quattro ore di fuoco le cose si sono calmate, ma diciamo che non è stata proprio una bella esperienza. Dovrò tornare dall'allergologo per cercare di capire se c'era qualcosa che non andava nella crema o se sono solo mooolto sfigata (o entrambe le cose, chissà).

♠ Ho appena sorpreso il mio gatto che dormiva con la linguetta fuori :P


♠ Citazione del mese:

"I have decided to find myself a home in the mountains, somewhere high up where one learns to live peacefully in the cold and the silence. It's said that in such a place certain revelations may be discovered. That what the spirit reaches for may eventually be felt, if not exactly understood. Slowly, no doubt. I'm not talking about a vacation. 
Of course at the same time I mean to stay exactly where I am. 
Are you following me?" 
- Mary Oliver

♠ Canzone del mese:
Fumiya Sashida - オレンジ


lunedì 28 settembre 2015

Il miracolo della Chiesa di Sankt Oswald | Seefeld in Tirol

Buongiorno e buon lunedì, ciurma!
Oggi voglio raccontarvi una storia, che parla di un piccola parrocchia di provincia e di un miracolo.

Found on Pinterest

Come saprete, quest'estate ho passato una settimana nella bellissima Seefeld in Tirol. Una mattina, mentre cercavo di decidere in quale ristorante pranzare, sono entrata nella Chiesa di Sankt Oswald, che sorge nel cuore del paese. L'ho fatto più per trovare un posticino tranquillo in cui riposarmi qualche istante (dopotutto adoro le chiese proprio per la calma e la pace che infondono). Tuttavia, mentre camminavo tra i banchi e cercavo qualche moneta in fondo alla borsa per accendere una candela, mi sono fermata a leggere una teca, che raccontava la storia del luogo. Una storia strana e inquietante, che non posso fare a meno di condividere. Ecco cosa accadde.

Era il 1384. Per le celebrazioni del Giovedì Santo, il Cavaliere Oswald Milser, signore di un vicino castello, pretese di ricevere un'ostia più grande di quella data alle persone comuni. Il parrocco inizialmente esitò, ma, consapevole dell'influenza di cui godeva Oswald e temendo la sua arroganza, fece come gli era stato ordinato. Preparò un'ostia di dimensioni maggiori e, alla messa, la offrì al Cavaliere. Non appena l'ostia toccò le sue labbra, il pavimento sotto i suoi piedi iniziò a sprofondare. Spaventato, Oswald cercò di aggrapparsi all'altare di marmo, ma questo divenne molle e cedevole come la cera e le sue mani vi lasciarono impresse le impronte. Il parroco ritrasse l'ostia dalla sua bocca, ma questa iniziò a spillare sangue. Il pavimento cessò di sprofondare e il cavaliere ne fu liberato. Rimase tuttavia profondamente toccato da quanto accaduto, affrettandosi a confessare di aver peccato di arroganza. Oswald decise di prendere i voti e di ritirarsi nel Monastero di Stams, dove rimase fino alla sua morte, due anni più tardi.
L'ostia miracolosa fu riposta in un ostensorio d'argento, donato alla chiesa da un monaco (forse lo stesso Oswald), e ben presto il luogo divenne meta di numerosi pellegrinaggi da parte di fedeli provenienti da tutta la regione.

Devo ammettere che a me tutta la storia ha fatto una grande impressione. Non ho avuto modo di vedere l'ostia (credo sia conservata in una parte della chiesa allora chiusa al pubblico), ma ho ovviamente cercato i segni dell'accaduto: ancor'oggi, infatti, si può vedere l'impronta della mano di Oswald nel marmo dell'altare e il buco scavato nel pavimento dai suoi piedi, quando hanno iniziato a sprofondare. Il tutto è perfettamente visibile e reale.

E voi, cosa ne pensate di tutto ciò? :)

mercoledì 23 settembre 2015

Giornate emiliane tra Parma e Reggio

Buongiorno ciurma e felice primo giorno d'autunno!
Qui nelle Prealpi Venete è davvero arrivato il fresco: pioviggina, il cielo è bigio e stamattina, uscendo, ho finalmente potuto (e dovuto) tirar fuori uno dei miei innumerevoli maglioncini. Naturalmente la cosa non mi dispiace affatto, anche perché posso dire di essermi davvero goduta le ultime ore d'estate.

Ho passato i giorni scorsi girovagando per l'Emilia, mangiando troppo gelato, perdendomi nei centri storici di Parma e Reggio e ritrovando parenti e amici.
Come ormai saprete (ne avevo parlato qui) sono nata in un paesino in provincia di Parma (abitato da più mucche che persone) e la maggior parte della mia famiglia vive ancora laggiù. Così domenica, nonostante le nuvole e il tempo incerto, sono salita in macchina con l'Intrepida Mamma e il papi e sono partita alla volta della Pianura Padana. A mezzogiorno eravamo ospiti della nonna paterna, che, come da copione, ci ha viziati con un pranzo fin troppo abbondante, a base di tagliatelle, cotolette con pomodori e torta gelato. Roba che mi sarebbe potuta bastare per qualche settimana. Nel pomeriggio, mentre i miei genitori se la spassavano allo stadio (sì, perché nonostante il Parma sia in serie D loro non si perdono nemmeno una partita), io ho vagabondato per il centro storico, cercando di non sciogliermi sotto il peso della schiacciante umidità. Sono entrata in un paio di negozi con l'obiettivo di comprare una maglietta che avevo visto online (aveva disegnata una bottiglietta di salsa di soia! Non potevo lasciarmela sfuggire). Ovviamente non l'ho trovata (esiste una legge di Murphy anche per questo, vero?) e ho finito per comprare un maglioncino con una stampa di gattini che farà giustamente rabbrividire chiunque mi vedrà indossarlo, ma di cui io mi sono innamorata a prima vista. Alla fine non è andata poi tanto male, no? Verso le 16 mi sono rannicchiata su una poltrona della Feltrinelli, con un libro di Soseki Natsume sulle ginocchia e un'abbiocco spaventoso. Quando mi sono accorta che rischiavo di appisolarmi lì, tra gli scaffali, ho raccolto le mie magre dosi di energia e mi sono avviata verso la gelateria di mia zia - ve l'avevo mai detto che mia zia ha una gelateria? E che è pure la più buona che abbia mai provato? E non lo dico perché sono di parte, è praticamente un dato oggettivo ;) Essendo la giornata lievemente afosa, ne ho approfittato per testare i nuovi gusti stagionali (mela verde e pera), benché fossi ancora sazia dal pranzo. Poco dopo, terminata la partita, mia mamma è venuta a recuperarmi e, armate di vaschetta di gelato da un chilo, ci siamo trasferite a casa della nonna materna, nella bassa parmense.

La serata è trascorsa a suon di "STROZZA!" e "LISCIO!" (e di "Ma che ckxzo fai?!"), giocando decine di partite alla spietata Briscola Bastarda. Ora, per chi non lo sapesse, briscola bastarda è la cosa più divertente che sia mai stata inventata: si gioca in tre e il primo che usa una briscola nel corso della partita è destinato a stare da solo, mentre gli altri due giocatori stanno in coppia. Chi gioca da solo deve totalizzare almeno 40 punti per vincere, mentre chi gioca in coppia deve farne almeno 80. Per tutto il resto, si seguono le regole della classica briscola, ma vi assicuro che le partite sono molto più infuocate. Io, essendo una specialista, sono stata l'unica capace di vincere ampiamente anche da sola - e questo fa curriculum, no?

Il lunedì è passato tranquillamente. Tra gli highlight della giornata ricordo:
- mia nonna mi ha regalato una specie di colino che separa il tuorlo dall'albume (ora sì che sono pronta per Bake off, grazie nonna!);
- ho mangiato l'ennesimo gelato, questa volta alla nutella;
- le mie scarpe sono state criticate da una simpatica undicenne ): ;
- una vecchina ha tentato di maritarmi a suo nipote;
- abbiamo celebrato il penultimo giorno d'estate mangiando... cappelletti. Sì, il piatto tipico delle nostre feste natalizie (nonché il mio preferito in generale). Faceva giusto un filo caldo, ma non mi sono certo lamentata!
- io e mia cugina abbiamo vinto 114-6 a briscola bastarda in una partita fatta di tattiche e tecnicismi degna del campionato del mondo (mi sto giusto domandando se esiste davvero, ma, considerando che hanno da poco disputato quello di monopoli, non vedo perché non dovrebbe!).

Martedì, prima di tornare a Vicenza, io e l'Intrepida Mamma ci siamo fermate a Reggio Emilia per qualche ora. Lei era interessata a vedere una mostra di ricami, io a visitare velocemente la città, dato che sto pensando di iscrivermi all'UniMoRe per la laurea magistrale.
Ho accompagnato mia mamma ai Chiostri di San Domenico, dentro cui si teneva l'esposizione e mi sono esaltata tutte le volte che, tra i difficilissimi ricami in mostra, ritrovavo i pochi punti che so fare anch'io. Tra l'altro, da qualche parte nei Chiostri, qualcuno stava suonando il pianoforte e ci ha accompagnate per l'intera durata della visita. Una volta uscite, abbiamo vagato per le vie del centro. Pur avendo avuto poco tempo e non avendo visto quasi nulla, Reggio mi è piaciuta. Il centro è piccolo e mi è parso tranquillo, nonostante fosse giorno di mercato (motivo per cui non sono riuscita a fare nemmeno una foto decente alla Basilica di San Prospero e alla Piazza). Anche l'università, vista di passaggio, mi è sembrata un bel posto, o perlomeno simile agli edifici a cui sono abituata a Padova - e poi, proprio lì di fianco, ci ho trovato un bellissimo negozietto di cupcakes, a cui non sono proprio riuscita a resistere. Come inizio è incoraggiante, no?

sabato 19 settembre 2015

#DaDoveBlogghi?

Nei miei lunghi mesi di latitanza dal web, mi era sfuggita una splendida iniziativa, lanciata ad aprile dal blog Mondovagando. Si tratta del tag #dadoveblogghi, che consiste nello scrivere un post parlando di sé, del proprio blog e, soprattutto, della propria città e del luogo da cui si scrive. L'obiettivo è quello di creare una vera e propria mappa virtuale dei partecipanti. Che figata, no?!
Ovviamente, io sono in ritardo di secoli e ho scoperto dell'esistenza di questo tag solo grazie ad Anna (ti sei accorta che si sta creando un trend? Tu scopri queste cose belline e io ti seguo a ruota :D). Suvvia, meglio tardi che mai. 
Veniamo a noi. 

Chi sono? 

Alessia, per gli amici Alya, detta anche Tiny Alya perchè, a quanto pare, pur essendo 1.68m sono la più bassa di tutti. Ho 21 anni e studio Scienze Politiche, Relazioni Internazionali e Diritti Umani (e sì, la sintesi non è il nostro forte), ma ho le idee ben poco chiare sul futuro. Sono introversa, indecisa, ansiosa, disordinata all'ennesima potenza, troppo troppo sarcastica, perennemente stanca e affetta da letargia acuta in qualsiasi periodo dell'anno. Non so disegnare, ho una calligrafia incomprensibile e sono una capra non sono brava in matematica. Non prendete paura, però. Ho anche qualche pregio: parlo quattro lingue (più il latino, che mi è utilissimo per seguire la pagina Twitter del Papa in latino, ovviamente), sto imparando il russo da autodidatta e a breve credo di iniziare con il giapponese; faccio torte e cupcakes più o meno commestibili, so ricamare e ho preso 100 alla maturità senza uscire completamente di testa (pur andandoci molto vicino). Ho fatto pattinaggio artistico per 8 anni e, ad oggi, resta la mia più grande passione. Ho un gatto di nome Miscio, la mia persona preferita di tutto l'universo ♥ 

Oltre l'Oceano 

Il mio bloggherellino è nato quasi due anni fa, sotto altro nome e sembianze, come un luogo dove parlare essenzialmente di viaggi: di quelli che ho fatto e di quelli che vorrei fare. Nel tempo si è evoluto e, pur restando quello il mio ambito principale, sono finita a scrivere di tutto quello che mi passa per la testa, pensieri, parole, esperienze, cavolate. L'Oceano in questione non è più solo fisico, ma è diventato anche mentale e metaforico. E mi piace tanto così. 
Ormai è appurato che non so fare la travel blogger seria, non so dare buoni consigli di viaggio, non conosco mai tutte le informazioni necessarie per parlare a fondo di un posto. Nelle mie scorribande internazionali non seguo mai un programma: mi perdo, torno indietro, mi fermo, vedo troppe cose tutte insieme o ne vedo poche ma ci passo un tempo infinito. E il mio blog rispecchia questo mio modo di viaggiare (e di essere): funziona più per sensazioni, che per logica e ragionamenti. 

Da dove bloggo? 

Veniamo alla domanda più importante: da dove scrivo?
Di nascita sono parmigiana, nata e cresciuta (per un po') in un paesino di campagna di poche centinaia di anime, dimenticato e sperduto tra la nebbia, le mosche e le zanzare, a cui io sono e sarò sempre affezionatissima. Tuttavia, da anni vivo in provincia di Vicenza, ai piedi delle Prealpi Venete, che ormai sono diventate la mia casa. Di Vicenza finora ho parlato poco, principalmente perché non conosco a fondo la città, essendo un'orgogliosa ragazza di provincia, che spesso preferisce avventurarsi sull'Altopiano di Asiago o tra le mura del Castello di Marostica, piuttosto che nel centro storico della città del Palladio. Ad ogni modo, credo che prima o poi mi armerò di coraggio e vi farò scoprire Vicenza, perché, fidatevi, è bella. Ma proprio bella, bella, bella. O, perché no?, magari un giorno vi porterò a spasso con me tra le mie cittadine preferite, tra Thiene e Breganze, Asiago e Bassano. Anche perché, se per molto tempo ho pensato di voler tornare in Emilia, in questo momento so che non vorrei vivere in nessun altro posto, se non qui. E questo è importante :) 

mercoledì 16 settembre 2015

Traumi aeroportuali e valigie perse nei meandri di un terminal

"Airports are such beautiful places!" - said no one ever. 

Ebbene ciurma, oggi parliamo di aeroporti. O, per essere più precisi, di quella specifica branca della psicologia contemporanea che studia i cosiddetti traumi aeroportuali, ovvero quegli eventi particolarmente negativi, avvenuti all'interno di queste strutture di transito, che incidono sulla psiche del passeggero e fanno in modo che, porello, abbia un certo mix di fifa e ansiella ogni qualvolta vi debba mettere piede.
Chi più, chi meno, chi prima, chi poi, tutti siamo stati vittime di qualche disavventura o disgrazia che racconteremo ai nostri nipotini quando li vedremo partire per la loro prima gita scolastica all'estero e vorremo infondergli un po' di sano terrore.

Grazie alla mia ultradecennale esperienza in materia, ho deciso di stilare un elenco dei più comuni traumi:

  1. Aereo cancellato/in ritardo di 2+ ore;
  2. Coincidenza stretta, tipo dover cambiare terminal al JFK in una trentina di minuti;
  3. Ispettori alla dogana convinti che tu sia un trafficante di droga (l'avete visto Airport Security su DMax, vero?) o un banalissimo terrorista, come quella volta che hanno fermato mio papà scambiando il profumo che aveva in valigia con una bomba a mano o qualcosa del genere;
  4. Valigia persa e spedita dall'altra parte del globo. 

Tra tutti, il mio incubo peggiore è il numero 4. Accusatemi pure di contrabbandare metanfetamine, ma datemi la mia valigia. Puntualmente, tutte le volte che affido il mio trolley scassato ma altamente funzionale alla tizia del check-in, sento l'impulso di invocare tutti i santi, gli dei dell'Olimpo, il Buddha, i Kami shintoisti e chi più ne ha, più ne metta. Insomma, non riesco a rilassarmi finché non rivedo il famoso trolley blu fare a botte con un improbabile valigione zebrato su un nastro trasportatore dell'aeroporto di destinazione. Per lo più, le preghiere funzionano. Tuttavia, non sarei qui a scrivere questo post se, di tanto in tanto, le cose non fossero andate diversamente. 

Il 26 dicembre di un paio di anni fa, atterro in uno dei quattro aeroporti di Londra, di cui non farò il nome per correttezza morale e perché non me lo ricordo nemmeno (amnesia post-traumatica, sì?). Dopo aver superato il controllo passaporto e aver dato modo agli ispettori britannici di accertare che io non sia una criminale, mi dirigo verso il nastro trasportatore destinato ai bagagli del mio volo. Lentamente, uno dopo l'altro, questi arrivano tutti. Tutti. Tutti. T-u-t-t-i. Tranne il mio. Cosa sospetta, peraltro, dato che, solitamente, vengono persi stock di valigie, non una sola. Piano piano, la sala si svuota e io resto lì, depressa e schiacciata dal peso del karma, tradita dai santi e senza più ben sapere chi invocare in mio soccorso. Già immagino il mio amato trolley blu sbarcare smarrito su una qualche spiaggia caraibica e trangugiare tequila per dimenticare il dolore di avermi persa. Spinta dall'ultima briciola di speranza, arranco agonizzante verso il banco dei bagagli smarriti. I didn't get my luggage, piagnucolo a un omino stempiato. Lui controlla qualcosa al pc e, sorpreso, afferma che tutte le valigie  imbarcate sul volo XXX sono state consegnate. Una vocina dentro la mia testa gli dà cortesemente del pirla e gli faccio notare che a me non è stato consegnato proprio un fico secco. L'omino stempiato medita qualche secondo sul da farsi, si scusa e scompare dietro una porta. La vocina nella mia testa gli dà di nuovo del pirla, questa volta un po' meno cortesemente di prima (un'altra vocina le fa presente che non è colpa di quel poveretto se il mio trolley blu è finito a Cuba, ma lei non le presta molta attenzione). Tuttavia, qualche minuto più tardi, accade l'inaspettato. L'omino stempiato rispunta da dietro la porta e si dirige a passo svelto verso di me, trascinando il mio fedele compagno di viaggio, in un misto di imbarazzo e soddisfazione. Mi spiega velocemente che la valigia, una volta scaricata dall'aereo, era stata dimenticata nonsobenedove e non era stata immessa sul nastro trasportatore del ritiro bagagli. Vi lascio un minuto per riflettere su questa cosa. 

Bene, riprendiamo. Non ricordo se l'EH?! che mi nasce spontaneo adesso mi sia uscito davvero. So per certo che la vocina dentro di me gli ha dato nuovamente del grandissimo pirla, prendendolo come capo espiatorio, mentre l'altra vocina già lo nominava senza indugio eroe e salvatore della patria. Quella sera, su un taxi diretto nel centro di Londra, la triste immagine del mio trolley blu ubriaco fradicio sul letto di un bungalow alle Antille veniva velocemente sostituita dall'inquietante pensiero del mio povero tesoro abbandonato a sé stesso nei meandri del terminal, ammaccato e infreddolito nell'umidiccio inverno britannico. Tutto è bene quel che finisce bene, insomma. E meno male che esistono gli ometti stempiati! 

Su, su, ora voglio sentire le vostre disavventure aeroportuali. Un po' di terapia  di gruppo non può che aiutare a superare i traumi, no? 

giovedì 10 settembre 2015

Università | Ciò che so ora e avrei voluto sapere due anni fa

Per molti giovani neodiplomati settembre è il mese dei test di ammissione all'università, delle lunghe attese, dell'ansia, ma, ancor più, dell'emozione e dell'incertezza per l'inizio di questa nuova avventura. Per me, ormai avviata lungo l'estenuante il meraviglioso cammino verso la laurea, è il momento di tirare un po' le somme. Di pensare e capire quanti passi ho fatto, quanti sono stati in salita e quanti in discesa, quanti ancora dovrò farne.

Ho cominciato l'università due anni fa, con tanti sogni campati in aria e le idee ironicamente più chiare allora di quanto non siano adesso. Sceglievo un corso di laurea con un nome un po' troppo lungo, Scienze Politiche, Relazioni Internazionali e Diritti Umani, tant'è che i miei parenti ancor'oggi non hanno ben idea di cosa io stia facendo e mia nonna si ritrova a raccontare alle amiche che sua nipote "studia per fare la Boldrini" (no, tranquilli, non ho né ho mai avuto la benché minima idea di darmi alla politica). Il primo impatto con la nuova realtà è stato ottimo: amavo tutto, corsi, compagni, professori, libri di economia politica da 900 pagine di cui non capivo un'acca ma che mi facevano comunque sentire una studentessa in erba. Saltellavo come un grillo (o come Heidi che corre dietro alle caprette) tra una lezione e l'altra e mi sembrava di marciare spedita verso il futuro roseo che ero convinta di desiderare. La vivevo come un'esperienza totalizzante. Studiavo, studiavo, studiavo, ma, in fin dei conti, imparavo poco ed ero poco

Poi sapete com'è, no? Si cresce e si cambia e nulla va esattamente come era stato programmato. Ho dovuto sbattere la testa contro un muro una mezza dozzina di volte per capirlo, ma alla fine ci sono arrivata. Ciò che volevo allora... non lo volevo davvero. O, perlomeno, ciò che volevo allora non lo voglio più. Scoprirlo è stato frustrante, perché mi è sembrato di dover rinunciare a tutto ciò per cui avevo lavorato fino a quel momento. Mi sentivo come se avessi camminato a lungo su una piacevolissima strada asfaltata, che a un certo punto si era interrotta, per lasciare spazio a un sentiero dissestato e malmesso, pieno di buche, fango, arbusti. Non sapevo cosa fare. Dovevo tornare indietro? Cercare un altro percorso, ricominciare tutto da capo? Sedermi lì e aspettare che qualcuno sistemasse la strada per me? Alla fine ho scelto di andare avanti. Ed è lì che è iniziato il bello. 

Nel momento in cui ho smesso di vivere per l'università e per quell'ipotetico futuro, ho iniziato a lavorare per me stessa. A costruire me stessa. Ho continuato a studiare i miei libri e a preparare gli esami, senza tuttavia considerarli come chissà quale manna mandata dal cielo, rivelatrice di qualsiasi verità nascosta, ma leggendo, conservando ciò che ritengo utile o importante, creandomi idee e teorie - che magari sono pure sbagliate, ma sono mie. Soprattutto, ho imparato a mettere da parte i libri di tanto in tanto per dedicarmi a tutt'altro e a non sacrificare ciò che mi sta davvero a cuore. Qualche giorno fa un'amica mi ha scritto, allegando l'immagine qui a fianco. Le cose che ti appassionano non sono casuali, sono la tua vocazione. Vero, no? 
Dopotutto, al giorno d'oggi l'università (soprattutto le facoltà umanistiche) danno sempre meno certezze in fatto di sbocchi occupazionali e probabilità di trovare lavoro. Quindi, ho smesso di considerarla come la mia unica ragione di vita, la mia unica possibilità: è, invece, una sorta di grande contenitore pieno zeppo di nozioni ed esperienze, da cui io posso pescare per mettere insieme ciò che davvero mi serve. Toccherà a me, alla fine, esser brava abbastanza da unire ciò che ho imparato grazie alla laurea con tutto quello che è stata la mia vita al di fuori dell'università e presentare al mondo (o a chi di dovere) un progetto basato su me come persona completa, e non semplicemente su un ruolo che ho imparato a ricoprire. Certo, è più difficile e faticoso, ma ne vale la pena

Ho valutato a lungo se pubblicare o meno questo post, principalmente perché non è altro che un lungo soliloquio in cui non sono neppure sicura di essere riuscita ad esprimere correttamente tutto quello che ho in testa. Sono solo i miei pensieri e non voglio insegnare niente a nessuno: dovevo solo metterli nero su bianco. Tuttavia, so che non sono stata la prima, né sarò l'ultima, ad essersi trovata a un bivio e ad essersi fatta prendere dallo sconforto. Quello che auguro a tutti i futuri universitari, o a chi già c'è dentro e non sa come uscirne (o se uscirne), è di sfruttare al massimo i prossimi tre o cinque anni per esplorare chi siete, cosa volete e cosa non volete, quali sono i vostri punti di forza, le cose per cui vi sacrifichereste e quali sono invece quelle a cui non potreste mai rinunciare. In base a questo, decidere dove andare dal bivio in poi sarà facile. 

lunedì 7 settembre 2015

Torna il fresco e torno anch'io

Ciao ciurma! 
Sono qui per presentare il mio nuovo romanzo intitolato
"Ma ce la fai a scrivere più di un post al mese?!
in uscita quest'oggi in tutte le migliori librerie d'Italia. Stavo pensando di tradurlo in una quindicina di altre lingue, ma ho scoperto di essere troppo pigra e complessata per portare a termine l'opera.

Scherzi a parte, finalmente quest'estate tremenda sta volgendo al termine e, se il Signore lassù mi aiuterà, d'ora in avanti dovrei tornare ad essere più attiva. A dirla tutta, sto cercando in ogni modo di limitare il tempo che passo davanti al pc, dato che, per motivi a me non troppo chiari, da qualche settimana i miei occhi bruciano e lacrimano in continuazione e lo schermo retroilluminato non porta un gran sollievo. Tuttavia, ci sono diversi post che ho in programma di scrivere e, con il supporto del mio fanclub composto prevalentemente dal mio gatto e dai peluche che ho sulla mensola qui di fronte, riuscirò senza dubbio a organizzarmi. 

Da quando mi sono diplomata, l'estate ha smesso di essere la mia stagione preferita. Ad essere sincera, non ho mai tollerato il caldo e l'afa, ma perlomeno durante il liceo questi tre mesi significavano poco (o niente) studio, viaggi in giro per il mondo e dormire fino a tardi. Ora, invece, in estate gli esami si susseguono uno dopo l'altro senza badare granché al calendario, non ho il tempo di viaggiare e mi alzo comunque troppo tardi perché prima delle 10 di mattina non riesco a trovare il coraggio di mettere il naso fuori dalle coperte. Insomma, ormai d'estate fa solo troppo caldo e da metà maggio in poi finisco a singhiozzare in un angolino (preferibilmente sotto il condizionatore) supplicando chi di dovere di mandarmi la pioggia e, perché no, pure la neve. E Babbo Natale. Sì, avrei giusto due o tre favorini da chiedergli. 
Ergo, ora che le temperature si sono abbassate e mi sono auto-dichiarata in vacanza fino al primo di ottobre (con buona pace delle lezioni universitarie che iniziano la settimana prima), posso finalmente tornare operativa. 

Quindi, ciurma, ci risentiamo presto (stavolta spero per davvero)! 

sabato 8 agosto 2015

Vacanze tirolesi: gli alpaca mi fanno ciao | Seefeld in Tirol


Stamattina:
- mi sono svegliata alle 8.15;
- ho imprecato contro il termometro di casa che segnava già i suoi sacrosanti 30°;
- ho fatto colazione con quello che ho trovato nel frigo, ovvero un panino col salame avanzato dal viaggio in auto di ieri;
- ho perso una decina di diottrie inzuppandomi gli occhi di shampoo;
- ho guardato con disgusto i libri di Relazioni Internazionali che, dalla scrivania, mi fissano già minacciosi, ricordandomi che devo rimettermi a studiare, poiché qualche furbastro ha inventato quella tortura chiamata sessione autunnale;
- l'unica nota positiva è stata scoprire di avere una scatola piena di pile pronte a sostituire quella del mio mouse, che è morta circa un mesetto fa. 

Fino a ieri
- l'obiettivo della mia giornata era impegnarmi per restare a letto oltre le 10 di mattina;
- uscivo in terrazzo a salutare le Alpi austriache e benedicevo l'arietta fresca e i 25° gradi al sole;
- facevo colazione con... beh, quello che trovavo, sì, ma era sempre meglio di un tristissimo panino umidiccio;
- la mia doccia nel mio bagno nella mia camera (in seguito capirete il perché di tutta quest'enfasi) era così bella e moderna che perfino lo shampoo preferiva spalmarsi sulle sue lucide pareti, piuttosto che avventurarsi nei meandri dei miei occhi;
- libri? Esami? Università? Dehehe #no. 
- l'unica nota negativa era che giornate di sole 24 ore erano troppo brevi per tutto lo spudorato niente che avevo intenzione di fare. 

Ebbene sì, ciurma. Ieri pomeriggio sono rientrata a casa dopo una splendida settimana a Seefeld in Tirol, in cui ho potuto gustare i mille sapori del dolce poltrire. Non serve che vi dica che l'impatto con l'Italia è stato traumatico, vero? Mi è bastato scendere in un autogrill nei pressi di Bolzano per pentirmi amaramente di non essere rimasta tra la montagne austriache. 38°? Ma che, scherziamo?! 

Come ormai saprete, fino all'anno scorso era abitudine mia e della mia famiglia partire verso la fine di luglio e passare 20 o 25 giorni a vagabondare per il globo. Solitamente la nostra destinazione era il Nord America, Canada o Stati Uniti. Questa volta, però, per un motivo o per l'altro (esami, impegni di lavoro, la mia salute che si prende gioco di me) abbiamo scelto di non andare lontano e, soprattutto, di trovare un posto che ci consentisse di riposarci e rimetterci in sesto. 

Girovagando su Booking.com, ho trovato un hotel che mi ha conquistata subito: l'A-Vita Viktoria. Okay, precisiamo: non si tratta di un hotel nel senso tradizionale del termine, quanto piuttosto di un complesso di una decina di appartamenti, moderno, dotato di ogni comodità e incredibilmente, splendidamente tranquillo. Le tariffe sono alte, ma, non dovendo preoccuparci di spendere migliaia di euro in aerei, noleggio dell'auto e tutte quelle cose noiose che fanno lievitare i costi di un viaggio on the road dall'altra parte del mondo, abbiamo deciso di viziarci. Tra l'altro, è un posto talmente bello che vale ogni singolo centesimo. Nei giorni in cui sono vi ho soggiornato, mi sono sforzata di trovarci un difetto, ma invano. Ogni volta che dicevo "ahh, manca questo", "aah, se ci fosse quest'altro", inevitabilmente l'oggetto in questione mi si materializzava davanti. Ve lo assicuro: appena arrivata, ho commesso l'errore di pensare "ahi, non c'è nemmeno un asciugamano grande" che, aprendo un cassetto, ne ho trovati cinque. 
L'appartamento che avevo prenotato era un gioiellino di 115m2, che vantava due camere da letto, due bagni e mezzo, salotto, cucina abitabile e una terrazza grande quanto casa mia, su cui bastava metter piede per sentirsi in pace col mondo. Per di più, era in una posizione perfetta, a pochi passi dal centro del paese (e vicino all'Eurospar, tant'è che giovedì sera, presa da un insensato momento di noia, ho annunciato 'Vabbuò, vado a fare un giro al supermercato' e ho perso mezz'ora a scegliere se fosse meglio comprare una vaschetta da 120gr di speck o da 140). 

Di mattina, uscivo con l'Intrepida Mamma per andare a camminare nel verde dei boschi. Il primo giorno ci siamo imbattute in un allegro gruppetto di alpaca, che mi guardavano come se vedessero in me l'essere più disgustoso dell'universo (ma erano carini e ridicoli, quindi non me la sono presa). Tra l'altro, un'insegna descriveva il posto come un allevamento di "bio-alpaca" o qualcosa del genere. Alpaca biologici, comunque, perché, a quanto pare esistono pure quelli non biologici (??). Il secondo giorno abbiamo deciso di arrampicarci su una collina, fermandoci a conversare con un branco di mucche al pascolo, per poi inoltrarci in un bosco, finendo dentro un sacco di pozzanghere e, naturalmente fuori sentiero. O forse il sentiero era proprio quello e la vegetazione aveva semplicemente deciso di impossessarsene, trovando divertente farmi inciampare di continuo tra rovi e arbusti. 

A pranzo, recuperavamo CycloDad (no vabbeh, mio papà un giorno si è lamentato del fatto che a lui non ho affibbiato nessun soprannome e questo è il risultato), che aveva passato qualche ora a scorrazzare per le strade del Tirolo in sella alla sua bici, e affrontavamo la decisione più difficile che ci si potesse presentare in quei giorni: dove andiamo a mangiare? Anzi, peggio ancora: che cosa mangiamo oggi? Wiener schnitzel o wurstel e patate?, per poi rintanarci nel nostro meraviglioso appartamento e poltrire spudoratamente. Verso sera, se non eravamo troppo esausti da tutto quel relax (si sa che riposarsi stanca, no?), capitava che uscissimo a fare due passi in paese. Cenavamo con speck e baguette e passavamo il tempo giocando a carte o guardando terribili telefilm in russo, cercando di indovinare cosa dicessero gli attori e doppiandone le conversazioni. Nient'altro. Tutto lo stress, le beghe quotidiane, la fretta e la confusione erano rimaste a Vicenza e, inevitabilmente, qui le ho ritrovate. Questa mattina, mentre aspetto che il mio gatto (l'unica cosa che mi sia davvero mancata in questi ultimi giorni) si faccia vivo per fargli una coccolina e dargli dei buonissimi croccantini austriaci, mi sorge spontanea una sola domanda: ma chi me l'ha fatto fare di tornare a casa?! 







martedì 14 luglio 2015

Un'estate (molto/poco) italiana

Buongiorno ciurma! 
Giuro che esisto ancora e che sono più viva che mai! Vi sono mancata, eh? Temevate che vi avessi abbandonati tutti per sempre? E invece no. Sono di nuovo qui.
Ieri ho finalmente concluso questa tremenda sessione estiva e d'ora in avanti avrò più tempo da dedicare al blog. A dire la verità, non so esattamente di cosa parlare in questo post, ma ho voglia di scrivere, quindi dovrete patirvi l'ennesimo soliloquio insensato. Negli ultimi mesi sono stata più male che bene: ferro sotto terra, mille pastiglie da prendere, terribili giramenti di testa e mal d'orecchie, tanta voglia di andare in letargo e tanto, troppo da studiare. Piano piano mi sto riprendendo e, anzi, se devo essere sincera, sono davvero felice di come sono riuscita a portare a termine questi esami, nonostante spesso e volentieri avrei preferito cancellarli e ritirarmi a vita privata. Sia chiaro, non so ancora i risultati, quindi le possibilità che li abbia cannati tutti sono ancora ben alte, ma a me pare di averli superati alla grande (eccola qui, la più grande gufata del secolo). 
Che altro ho fatto in questo periodo? Mmh vediamo...
  1. Dormito un numero spropositato di ore - ma quello fa sempre bene, quindi shh...
  2. Imprecato per il troppo caldo/venerato il mio condizionatore nuovo di zecca;
  3. Scritto tantissimo e ricevuto diversi feedback positivi inaspettati;
  4. Conosciuto un sacco di persone in ogni angolo del globo (Canada, Inghilterra, Australia, Giappone, Cina, Filippine..!) con cui ho stretto subito amicizia grazie alla comune passione per il pattinaggio e per Yuzuru Hanyu;
  5. Parlato più inglese che italiano;
  6. Guardato troppi telefilm giapponesi/ascoltato troppo jpop a random;
  7. Aggiunto troppi libri alla mia to-read list (e indovinate che autore c'è in cima? Esatto, Murakami, giusto perché sono estremamente fantasiosa e originale);
  8. Riso. Tanto, tanto, tanto;
  9. Imparato a prendere le cose più alla leggera, e, fidatevi, ne avevo estremamente bisogno.
Insomma, sta andando così. Avremmo dovuto tornare negli Stati Uniti a fine luglio, ma per un motivo o per l'altro abbiamo dovuto rinunciare e, per la prima volta dopo qualcosa come 8 anni, quest'estate non farò nessun folle viaggio da 6000+ chilometri. Me ne starò qui in Italia, o forse andrò una settimana da qualche parte in Austria, ma il tutto sarò all'insegna del più totale relax. A settembre sarò di nuovo a faticare sui libri per prepararmi alla sessione autunnale e sento che il mio cervello esausto ha voglia di non pensare a nulla per un po'. Di sicuro, troverò comunque centinaia di argomenti inutili con cui tartassarvi anche nei prossimi mesi ;) 
E voi, invece? Come state passando questi mesi di caldo atroce e insopportabile?


giovedì 25 giugno 2015

Di tortellate di San Giovanni, temporali estivi e briscole sleali

A Parma abbiamo una tradizione stupenda: il 23 giugno, nella notte di San Giovanni, ci si ritrova con amici e parenti per abbuffarsi di tortelli d'erbetta sotto le stelle e per prendere la famosa rugiada di San Giovanni, che, si dice, porti molta fortuna. A casa mia, mentre l'arzilla nonnina prepara quintali di tortelli (e roast beef, perché lei ci vede tutti molto sciupati), si preparano lunghe tavolate in mezzo all'aia, si lotta contro la miriade di mosche e zanzare (la vita in campagna, sapete com'è), si gioca a carte e si mangia. Tanto.

Tanto. Tanto. Tanto.

A dirla tutta, quest'anno ero abbastanza sicura che me la sarei persa. Stavo poco bene e dovevo dare un esame quella stessa mattina. Ma per del buon cibo si è disposti a fare follie, giusto?

Così, nonostante fossi già sveglia ben prima che albeggiasse e sebbene alle 9 fossi a Padova ad imprecare insieme ai miei compagni di corso per le domande terribili che ci sono capitate a diritto internazionale, a metà pomeriggio sono saltata in macchina, più stanca che mai, e ho percorso i 200 chilometri che mi separano costantemente dal mio angolo di Pianura Padana. E ne è valsa la pena - fosse anche solo perché finalmente ho rivisto mia cugina, che ora non potrà più tartassarmi con mille messaggi vocali su Whatsapp, in cui mi assilla con la solita domanda: "Cus, quando vieni a trovarmi?!".

Ricoperti di Autan e incuranti delle nuvole minacciose che preannunciavano soltanto acqua a palate, ci siamo goduti l'arietta estiva, scattandoci a vicenda foto imbarazzanti mentre divoravamo i nostri tortelli e scherzando su argomenti ancor più sconcertanti, di cui credo sia meglio non disquisire ancora. A intervalli regolari tiravamo in ballo un certo Giorgiorgio Giorgerba e facevamo di "La vita è troppo breve per non saltellare" il nostro nuovo motto (per spiegazioni vedetevela con mia cugina, perché io ho già dimenticato da dove sia nato tutto questo). Ci siamo concessi un'intensissima partita a Schiaccia 5 con un pallone gonfiabile comprato al Lidl per due spiccioli, che pareva essere animato da vita propria e decideva di propria volontà da che parte andare. Inutile dire che nessuno è mai arrivato al cinque e nessuno ha mai schiacciato un bel niente. Però abbiamo riso tanto, quello sì. Quando tuoni e lampi hanno pensato bene di venire a rovinarci la festa, ci siamo rifugiati sotto il portico e, da bravi bimbi di campagna, siamo finiti a giocare a briscola, dando vita alle alleanze più sleali che la storia abbia mai visto - sapete come si dice, no? Tutto è lecito in guerra e a briscola.

A mezzanotte passata, quando ormai fuori infuriava un terribile temporale, io e la Cus ci siamo ritirate in mansarda, armate di pigiamini e tazze di tè, pronte per cercare il metodo migliore per raggiungere Barcellona a inizio dicembre - lei per la sangria, io per la finale di Grand Prix (hashtag: #PRIORITIES). Purtroppo, però, il sonno ci ha raggiunte prima che riuscissimo a stabilire un piano di azione logico e razionale. Sono o non sono, queste, le giornate migliori?

martedì 9 giugno 2015

Quel venerdì a Vienna (un Viennerdì?)

No vabbeh, cancelliamo questo terribile gioco di parole e facciamo finta che non l'abbia mai scritto davvero. 


Salve ciurma,
oggi sono finalmente qui a parlarvi delle 36 ore che ho passato a Vienna a inizio maggio. Yep, a solo un mese di distanza. Meglio tardi che mai, giusto?
Voglio essere sincera fin da subito: Vienna mi ha deluso. E non sono riuscita a farmela piacere. Sono arrivata lì con mille aspettative ed ero così contenta di poterla visitare, ne avevo sentito parlare benissimo da tutti. Purtroppo, però, mi ha lasciato con l'amaro in bocca. Da un lato, la mancanza di tempo per visitarne alcune parti (come il Castello di Schonburnn, che immagino sia spettacolare) ha sicuramente contribuito, ma in generale, per quello che ho potuto vedere, l'ho trovata molto trascurata - e non avete idea di quanto mi dispiaccia doverlo dire!

Sono arrivata nella capitale austriaca nel tardo pomeriggio di giovedì 7 maggio, dopo aver trascorso due giorni in Slovenia (qui potete trovare i resoconti su Lubiana e i laghi di Bled e Bohinj). Mio padre aveva qualche appuntamento di lavoro e ci è sembrata l'occasione perfetta per scoprire un'altra parte d'Europa.
Alloggiavamo nel Novotel Suites su Radingertrasse (come si mette la eszett?!), a tre chilometri da centro storico, e devo ammettere che già questa è stata un'esperienza strana. La camera era spaziosa, moderna e ben fornita, ma il bagno era così piccolo e claustrofobico che pareva quello di un aereo e la zona doccia era all'interno di una sorta di prefabbricato incastonato in un angolo, che dava invece la sensazione di stare su uno yacht. La colazione era servita nella reception e la cameriera ti guardava in cagnesco a qualsiasi domanda le ponessi, come se si fosse dimenticata che il suo lavoro è proprio quello di fare in modo che non finiscano tutti i bicchieri e che ci sia ancora qualche fetta di pane anche dopo le 7.30 del mattino. Insomma, roba davvero strana. Potrei aggiungerlo alla mia lista di cose assurde che succedono solo negli hotel.
Ad ogni modo, la posizione era buona, con la fermata della metropolitana ad appena 200 metri. Tuttavia, io e l'Intrepida Mamma abbiamo preferito scarpinare fino in centro, così da poterci guardare un po' attorno e sfruttare al meglio il poco tempo che avevamo. Nonostante i trentamila gradi all'ombra, la passeggiata è stata piacevole e in 25 minuti ci siamo ritrovate a Stephansplatz, con l'imponente duomo di Santo Stefano che si stagliava di fronte a noi. Ora, da grande appassionata di chiese/cattedrali/edifici religiosi quale sono, posso confermare che anche lo Stephansdom è davvero spettacolare: immenso, gotico, con una guglia altissima visibile da qualsiasi punto della città. Tuttavia, la piazza era più affollata di Buckingham Palace il giorno del matrimonio di William e Kate (vi assicuro che non sto scherzando) e non siamo riuscite a muovere più di tre passi all'interno (e all'esterno) dell'edificio. Per di più siamo state fermate almeno cinque volte da un branco di guide turistiche che ci hanno offerto tutti i tour possibili e immaginabili e che sembravano incapaci di accettare un semplice "no" per risposta. Insomma, io e la cara Vienna abbiamo iniziato col piede sbagliato, ma c'era comunque tutto il tempo di recuperare - questo, purtroppo, non è successo.

Ci siamo fermate in un bar a bere un succo e mangiare qualcosa, perché il caldo e la confusione mi avevano già dato alla testa, ma siamo scappate via in men che non si dica, a causa anche della spocchiosità del cameriere (il titolo di questo post poteva anche essere "Alessia non va d'accordo con i camerieri" ahaha). Abbiamo camminato per un po' lungo il Graben, la zona pedonale di Vienna, e ci siamo rifugiate a Peterskirche, una splendida chiesa in stile barocco costruita agli inizi del 1700, uscendo poco prima che iniziasse la messa di mezzogiorno per continuare a vagabondare. Ci siamo fermate a pranzare con un gigantesco piatto di pasta al pomodoro, peraltro pure molto buona (dopo tre giorni di cotolette sentivo di averne davvero bisogno). Passando da una piazzetta all'altra (tra cui ho apprezzato Judenplatz, commemorativa dell'olocausto) , perdendoci tra le stradine, entrando in quasi tutte le chiesette che trovavamo, ho cercato con tutte le mie forze di farmi piacere la città, ma senza successo. Mi sembrava solo molto trascurata, trasandata, lasciata a se stessa. Fredda e poco accogliente.

Tuttavia, l'highlight c'è stato: mentre passeggiavamo per viuzze sperdute, abbiamo scoperto un bellissimo negozietto che vendeva prodotti a base di rose. Rose di Vienna. Mia mamma è uscita di testa dalla gioia e l'adorabile commessa ha iniziato a spiegarci tutto ciò che dovevamo sapere sui loro mieli alle rose, sali da bagno alle rose, profumi alle rose, cosmetici alle rose, biscotti alle rose... Nonostante il suo inglese non fosse dei migliori e il nostro tedesco fosse ancor peggio. Insomma, è stata così disponibile e gentile e la chiacchierata così interessante che ho finito per comprare del miele e dei sali da bagno per mia mamma, dato che due giorni dopo sarebbe stata la festa della mamma e io naturalmente non avevo ancora trovato un regalo. Quando si dice "cadere a fagiuolo"... :D

Verso sera abbiamo recuperato il Capo, di ritorno dalla sua giornata di lavoro, e ci siamo fermati in un bar per rifocillarci. Non vi dico nemmeno che anche stavolta la cameriera era un caso umano, tanto ormai avete capito che attiro soggetti isterici e basta. Povera me.
E niente... prima di tornare in hotel mi sono fermata a prendere una bottiglietta di tè verde che stranamente sapeva davvero di tè verde (hashtag: #lifegoals) e la mia giornata è finita più o meno così. Con l'amaro in bocca, ma con del buon té verde a lavarlo via... no fermi, facciamo finta che non abbia mai detto neanche questo. Sto degenerando.
Una parte di me vorrebbe tornare a Vienna, sperando che una seconda occasione possa farmi cambiare idea, ma, d'altro canto, ho paura di restare delusa di nuovo. Però è normale, no? Ti innamori di certi luoghi, mentre resti completamente indifferente di fronte ad altri. Probabilmente è giusto che sia così.






A presto, beli belissimi! ;)
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...