mercoledì 28 gennaio 2015

Di esami e librerie | Chiacchiere in alto mare

Ebbene miei cari, il primo esame dell'anno, ossia Storia dell'integrazione europea, è andato. Non so come (credo bene), ma è andato. Ora posso rilassarmi per mezza giornata e fingere di non averne un altro molto più importante tra... 135 ore. Uh, poca ansiella così!

Io ho un modo davvero particolare di prepararmi psicologicamente a un esame, che consiste nel passare il giorno prima a fissare i libri dicendo "vabbeh, quel che è fatto è fatto, non è che divento super intelligente tutto d'un colpo" e decidere quindi di chiudere tutto e aspettare che il Signore mandi qualcuno a salvarmi. Ieri stranamente ero tranquilla. Ho infilato i libri nello zaino alle, tipo, quattro del pomeriggio, mi sono concessa un lunghissimo bagno caldo e rilassante e ho perfino messo lo smalto per far finta di essere vagamente interessata al mondo esterno. La sera, dopo aver guardato i miei soliti quindici episodi di Hawaii Five-O (ed essermi ricordata di non dover mai più confondere le parole "Comecon" e "Kamekona" mentre parlo dei rapporti tra Comunità Europea e Unione Sovietica - perché vi giuro che l'ho fatto), sono andata a letto alle dieci, pensando trionfante "Ha! Stavolta sono tranquilla, dormirò da Dio e domani mi sveglierò riposata e piena di energie". Le ultime parole famose.

Sapete quando dovete alzarvi presto e, non appena riuscite a prendere sonno, il vostro cervello vi fa scattare su di soprassalto pensando che siano già le 6 e che la sveglia stia suonando? Ecco. Questa scena si è ripetuta per l'intera nottata ad intervalli regolari di circa 10 minuti. Facendo un paio di calcoli, credo di aver dormito in totale ben un'ora e mezza, forse due. Di sicuro non tre. Vi lascio immaginare il mal di testa martellante e la voglia di commettere una qualche strage e sterminare l'intero genere umano.

Ad ogni modo, alle 6 ero in piedi, vestita come una pronta a partire per la guerra (o appena uscita da un campo profughi), con dei capelli impresentabili e delle occhiaie che sicuramente hanno fatto venire gli incubi a tutti i bambini che ho incontrato per strada. Sono in qualche modo riuscita a farmi passare la buona dose di ansiella che non mi abbandona mai e, dopo essermi accertata che mia nonna e mio papà si stessero già dirigendo verso le chiese locali per accendere qualche cero in mio favore (voi non ci credete, ma lo fanno davvero), sono partita in direzione Padova con ritrovata fiducia. E, per carità, sarebbe stata anche una bella mattinata super produttiva, se non fosse che il termometro della macchina segnava -2°, quello all'interno dell'aula qualcosa come +130° e lo sbalzo termico deve per forza avermi causato un qualche irreparabile danno cerebrale. Davvero, non so con quale criterio programmino il riscaldamento nelle sedi universitarie. D'estate si congela, d'inverno si cuoce. E poi si lamentano che le stagioni stanno andando a putt... sono tutte sballate.

Ah, ho dimenticato di sottolineare il fatto che, come da mia buona abitudine, ancora una volta sia entrata nell'aula sbagliata, facendo la mia solita magra figura. Comunque, alle 8.30 ero seduta al mio posto, carica come una molla, desiderosa di togliermi quest'esame il prima possibile e nel migliore dei modi. Poi vabbeh, si sa che le cose vanno sempre un po' alla cazz, i prof non sono mai puntuali, quando arrivano si perdono venti minuti nell'impegnativo compito di distribuire i fogli con le domande e queste non sono mai mai mai quelle che io mi aspettavo. C'è una legge dell'universo che regola queste cose, no? Gli argomenti che pensi non ti potranno mai chiedere sono proprio quelli che ti ritrovi all'esame. Mannaggia a voi, che razza di sesto senso potrete mai avere?!

Nel bene e nel male, l'esame è andato e, scherzi a parte, credo di essermela cavata pure alla grande. Ma, oltre a questo, sono fiera e felice di aver raggiunto un livello di maturità tale da poter vedere oltre il semplice voto che mi verrà assegnato a breve. Quello è solo un numero. Trovo molto più importante l'idea di aver imparato ad analizzare criticamente tutta una serie di problemi e di star accumulando solide basi culturali che nessun numero potrà mai veramente valutare e che nondimeno mi permetteranno di fare, nella vita, qualsiasi cosa io desideri. Di questo sono profondamente grata all'università.

Infine, voglio annotare la crudeltà che subisco ogni volta che vado a Padova a dare un esame. Sì, perché non potete davvero pensare che piazzare una gigantesca Feltrinelli proprio dietro la facoltà sia una buona idea, dai! E non potete nemmeno pensare che io riesca a passarci davanti senza sgolosare, esitare, decidere di entrare e finire inevitabilmente per combinare qualche danno. I danni di oggi si chiamano Haruki Murakami e Donna Tartt. Ma, dato che si trattava di un post-esame, credo di essermeli meritati ampiamente.

Ciao pupi!

domenica 25 gennaio 2015

Nuova Scozia: la Fortezza di Louisbourg


Nel post sulla Nuova Scozia, avevo velocemente accennato alla Fortezza di Louisbourg, promettendo di approfondire l'argomento in seguito. Questo perché a) quando ci sono stata ho scattato troppe foto e b) quel giorno mi sono divertita da matti e non potevo non dedicare uno spazio speciale a questa meraviglia. 
La fortezza di Louisbourg è la ricostruzione di un forte francese del 1700, situato sull'isola di Cape Breton. Riassumiamo brevemente la storia: quando il Trattato di Utrecht del 1713 decretò il passaggio di Nuova Scozia e Terranova, fino ad allora in mani francesi, all'Inghilterra, la Francia ordinò che venisse edificato un forte sull'isola di Cape Breton, così che i suoi possedimenti in Québec non restassero isolati. La cittadella di Louisbourg, costruita nel terzo decennio del secolo, prosperò grazie alla sua posizione ottimale: nel 1732 contava già oltre 2000 abitanti, che aumentavano sensibilmente nei mesi estivi, grazie all'arrivo di centinaia di mercanti, pescatori e marinai. 
Gli inglesi attaccarono diverse volte il forte, riuscendo a conquistarlo nel 1758. Per evitare che i francesi potessero farne uso in futuro, venne deciso di demolirlo nel 1760. Una parte del forte è stata ricostruita a partire dal 1961. 

Finito questo piccolo excursus storico-culturale, che magari vi avrà annoiato ma che io trovo sempre troppo interessante (sono proprio nerd, scusate), veniamo alla mia visita. Quando si arriva al Visitor Center, bisogna abbandonare la propria auto alle intemperie (si scherza) e prendere un velocissimo bus gratuito che porta fino alla fortezza. Sì, avete capito bene: è uno di quei posti magnifici dove le macchine non si possono nemmeno avvicinare e tutto è pacifico, tranquillo e silenzioso. Beh, fatta eccezione per gli spari di cannone, ma a quelli ci pensiamo dopo. Anyway, all'interno della fortezza, una miriade di adorabili personcine in abiti d'epoca aiuta a rivivere la storia del luogo. Tra le tante cose, ricordo di essere stata invitata ad entrare nella casa dell'ingegnere, dove si stavano svolgendo le prove per un ballo (vedi foto sottostanti e le facce entusiaste di alcuni dei personaggi) - e ricordo bene che una delle figuranti mi ha pure detto che i miei capelli, che all'epoca avevo tinto di un acceso rosso ramato, non sarebbero stati alla moda nel 1700. Amica, se mi leggi, sappi che me la sono legata al dito. 
Come al solito, ho perso un sacco di tempo a salutare esaltata tutti gli animali che trovavo in giro, tra cui una pecora con sguardo vagamente assassino e delle galline o pollastri (o qualsiasi cosa fossero) con una cresta ganzissima e molto punk-rock. Lo sapete che sono felice con poco. 
All'interno dei vari edifici, vengono rievocati i lavori tipici del periodo, si possono osservare gli oggetti più comuni e farsi un'idea di cosa significasse vivere in una cittadina fortificata alla metà del diciottesimo secolo. Per un'appassionata di storia come me, che adora qualsiasi luogo in cui sia possibile fingere per qualche ora di venire da un'altra epoca, è stata un'esperienza fantastica. Rileggendo il diario che tenevo in quei giorni, vi ho trovato scritto che faceva freddissimo, cosa di cui mi ero totalmente dimenticata - e io sono una che le cose spiacevoli e/o fastidiose se le ricorda nei secoli dei secoli: questo per darvi un'idea di quanto io mi sia divertita. 
Alle 17 (se non erro) abbiamo anche assistito allo sparo del cannone che segna la fine della giornata. Quello me lo ricordo bene perché il pensiero mi terrorizzava, ma non è stato assolutamente traumatico e io ho solo scoperto di essere parecchio suggestionabile. Non so cosa mi aspettassi, davvero, forse pensavo che uno sparo di cannone fosse automaticamente sinonimo di "oddio, qualcuno ci resta secco". 

In sintesi, se mai capitaste in Nuova Scozia, un giretto alla fortezza di Louisbourg è consigliatissimo. Amanti della storia o no, vi garantisco che è un luogo stupendo, ricostruito alla perfezione e, ciliegina sulla torta, situato in una zona meravigliosa! [Basta che non abbiate i capelli rossi, se no vi dicono che non siete alla moda... ahaha] 







Questa mi guarda con lo stesso disprezzo del gabbiano di Bar Harbor
















mercoledì 21 gennaio 2015

Chiacchiere in alto mare | L'arte di procrastinare

Vi siete accorti di come le idee migliori vengano in mente precise precise quando si ha qualche impegno inderogabile? Questa cosa mi fa uscire di testa. Succede sempre così: saluto tutti, stacco internet, preparo un kit di sopravvivenza composto da cracker, tè caldo, fazzoletti (per asciugarmi le lacrime, ovviamente) e rosario fatto benedire a Medjugorje - che non fa mai male - e mi metto a studiare. Non passano nemmeno dieci minuti che toh!, scopro una formula alchemica capace di trasformare l'acqua in succo d'ananas con tanto di ombrellino decorativo già infilato nel bicchiere. Non potete negare che si tratti di una trovata rivoluzionaria.
Scherzi a parte, negli ultimi giorni ho notato che il mio livello di intelligenza lascia piuttosto a desiderare. Mi dico che è normale essere stanchi di tutto, ma trovo divertentissimo il modo in cui il mondo intero sembri complottare per farmi perdere tempo prezioso.
Ho stilato un elenco delle centinaia di cose che faccio quando dovrei pensare a ben altro e questo include: 
  1. Decidere di imparare il polacco e cercare su airbnb.com un appartamento in cui poter vivere nel mese che sicuramente passerò a Cracovia per prendere dimestichezza con la lingua;
  2. Andare alla ricerca di nuovi libri da leggere, pur sapendo di non avere abbastanza tempo da dedicare alla lettura;
  3. Fare affari su comprovendolibri.it, perché, ragazzi dai, va bene sapere di non avere tempo, ma voi rinuncereste davvero a una copia de La Famiglia Moskat a 1€?! 
  4. Scattare foto a random al mio gatto mentre dorme e whatsapparle al mio povero papi che naturalmente sente la sua mancanza; 
  5. Whatsappare le medesime foto a tutti gli amici e condividerle su Instagram - perché il mio gatto è oggettivamente bellissimo e il mondo deve avere la possibilità di godere del suo splendore; 
  6. Chiedere scusa a Miscio per aver disturbato il suo pacifico sonnellino lungo nove ore e mezza; 
  7. Decidere di preparare una crostata con la marmellata;
  8. Decidere di preparare anche dei biscotti;
  9. Annotare idee per tanti interessantissimi post che ho intenzione di scrivere a breve (e ora voi vi chiederete, giustamente peraltro, "ma se hai tante idee, perché diavolo ci propini questi inutili soliloqui?". Perché la vita è ingiusta, miei cari); 
  10. Definire nel mentre anche la trama di un romanzo di qualche centinaio di pagine con la possibilità di scrivere un sequel e ricavarci sia un film che un fumetto; 
  11. Piangere;
  12. Compiacermi di quanto siano belli i miei appunti, ammirandoli però da debita distanza; 
  13. Controllare quanto tempo si impiega, con la metropolitana di Londra, ad andare da Richmond a Upminster (qualcosa come un'ora e un quarto, se foste interessati);
  14. Fare le fusa guardando immagini di design nordico su Pinterest;
  15. Piangere di nuovo. 
Ora, so che può sembrare che io stia scherzando, ma posso assicurare di aver fatto tutto questo - e molto altro. E so che è successo pure a voi di provare un interesse spropositato per i trucioli di matita quando avete qualcosa di importante da fare, quindi sappiate che vi sono e sempre sarò vicina col pensiero. 
Vi lascio con questo scatto di Miscio appena sveglio, che magari la sua incommensurabile grazia darà un senso a questo post. Tra l'altro, se volete saperlo, mentre cercavo di trasferire la foto dal telefono al computer, credo di averla per sbaglio inviata per email a un perfetto sconosciuto. Ops


venerdì 16 gennaio 2015

Nuova Scozia on the road | un improponibile diario di viaggio


Oggi spulciavo il diario di viaggio che ho tenuto quando abbiamo visitato il New England e il Canada Orientale, con l'intenzione di scrivere un post sulla Nuova Scozia, e questo è quello che ho trovato: 

"Lunenburg, NS, 31.7.2012
Oggi siamo partiti presto da Saint John (New Brunswick). Avremmo dovuto prendere il traghetto, ma per qualche masochistica ragione abbiamo deciso di fare tutto il giro in macchina e passare per la terraferma. Così, dopo ore e ore di viaggio, siamo entrati in Nova Scotia e dopo altre ore di viaggio siamo arrivati a Lunenburg. Abbiamo preso un piccolo appartamento vista mare e siamo stati a mangiare in un posto chiamato "Trattoria della Nonna"!! Buonissimo!! Ora stiamo guardando le repliche delle olimpiadi." 

Come potete notare, le uniche cose che ritenevo davvero interessanti ed essenziali erano, da una parte, l'aver trovato un ristorante italiano pressoché commestibile e, dall'altra, il fatto di aver beccato le repliche delle olimpiadi (non so neanche di che sport, spero non di qualcosa di troppo emozionante tipo il tiro al piattello). Ciò che mi ricordo oggi, invece, è un meraviglioso paesino di pescatori, un'atmosfera calma e pacifica e un sacco di barche ormeggiate nel porticciolo. Uno di quei posti da cartolina, insomma, in cui un giorno solo non è mai sufficiente. L'Intrepida Mamma, ogni tanto, se ne esce ancora con un "Ma dai, molliamo tutto e torniamo a Lunenburg" e io non credo avrò mai il coraggio di darle torto. Ma andiamo avanti...






"Port Hawkesbury, NS, 1.8.2012
Oggi è stata una giornata pesantissima. Abbiamo fatto una stradina tortuosa, che seguiva la costa fino a Peggy's Cove (che a me faceva pensare solo alla Carica dei 101), per vedere un faro. Come al solito, la macchina mi ha fatto venire la nausea, ma ne è valsa la pena, perché, anche se piovigginava, faceva freddo e c'era un ventaccio, il faro era bellissimo. Nel pomeriggio ho dormito tutto il tempo sul sedile posteriore dell'auto e ora mi sento un cadavere e non vedo l'ora di andare a letto. Abbiamo deciso di non andare ad Halifax." 

Non so bene come dovrei reagire al fatto che, di tutto quello che potevo scrivere, ho deciso di annotare proprio il fatto che Peggy's Cove mi ricordasse la Carica dei 101. Ci tengo a sottolineare che tutto questo è successo quando avevo già 18 anni suonati - ma, considerando che piango ancora come una bambina anche solo sentendo parlare de La Gabbianella e il Gatto, direi che farei meglio a non stupirmi più di nulla. Anyway - il faro era davvero bello, ancorato sugli scogli in mezzo all'oceano, anche se l'arietta che tirava faceva invidia alla bora di Trieste nei suoi giorni migliori. Per essere proprio precisi precisi, mi sento in dovere di aggiungere anche che, per ripararci dal vento, a un certo punto abbiamo deciso di ritirarci nel ristorante/bar/negozio/chi-più-ne-ha-più-ne-metta del posto e che mi sono pappata un gigantesco piatto di fettucini Alfredo. Per dovere di cronaca aggiungo anche che da quel giorno vivo nel rimpianto di aver deciso di non andare ad Halifax, perché nel cimitero cittadino vi è sepolto Jack Dawson (sì, quello da cui hanno preso spunto per il protagonista di Titanic) e il mio animo melodrammatico non se lo riesce a perdonare. 













"Charlottetown, PEI, 3.8.2012 
Ieri è stata una giornata lunghissima. Verso mezzogiorno siamo arrivati a Sydney (no, non in Australia) e lì abbiamo preso una camera in hotel e pranzato. Dopodiché siamo stati a Louisbourg, a visitare la ricostruzione della fortezza del XVIII secolo. Faceva freddissimo, ma il posto era meraviglioso, pieno di persone mascherate che ti raccontavano la storia dell'epoca. Abbiamo assistito a un ballo in casa dell'ingegnere e allo sparo del cannone che segnava la fine della giornata. Per cena siamo andati in un buon ristorante italiano. Oggi, invece, siamo andati a Pictou a prendere il traghetto per venire sulla Prince Edward Island. Siamo arrivati al terminal alle 13, ma abbiamo dovuto aspettare il traghetto delle 14.45 perché c'era un sacco di gente e c'erano code dappertutto, bar e bagni compresi. Mentre aspettavamo, mi è arrivata l'email della tizia della scuola di inglese che mi ha confermato l'iscrizione all'esame per il C1. Mi è venuta l'ansia, è tra un mese e mezzo! Io non lo passo. Dopo un'ora di navigazione siamo sbarcati e in poco tempo siamo arrivati a Charlottetown. Qui abbiamo preso una camera in un hotel carissimo, ma era l'unico che aveva ancora stanze disponibili. La porta del bagno è trasparente e abbiamo dovuto attaccarci le cartine geografiche della Nuova Scozia, se no si vede tutto. Abbiamo cenato in un pub (io ho preso dei ravioli di tre colori diversi, non voglio sapere cosa ci fosse dentro) e fatto un giro in un centro commerciale. Meglio dormire." 

Ho dovuto per forza trascrivere l'intera pagina, anche se una parte riguarda Prince Edward e non più la Nuova Scozia, perché insomma... dai. Santo sia colui che ha inventato l'autoironia. Premettiamo che molto probabilmente dedicherò alla fortezza di Louisbourg un post a parte nei prossimi giorni, perché mi ci sono divertita da matti e ho fatto davvero troppe foto. Ora, mi piace un sacco questa cosa per cui io debba sempre annotarmi accuratamente tutto ciò che mangio (o che non mangio, perché c'era la coda al bar gnégnégné). Ad essere sincera, quei ravioli arcobaleno mi sono rimasti impressi fin troppo bene, anche perché, per qualche strano motivo, li ho ordinati due sere di fila. Si vede che, oltre ad essere leggermente inquietanti, erano pure buoni. Sempre per dovere di cronaca non potevo non parlare del bagno dell'hotel e del fatto che il giorno seguente ci siamo dimenticati di togliere le cartine dalla porta prima di uscire e ancora mi immagino le risate che deve essersi fatta la cameriera vedendole lì appese. 




Meno male che esistono i diari! 

mercoledì 14 gennaio 2015

Cronache dalla sessione invernale

Ciao a tutti, mi chiamo Alessia e sono una studentessa schizzata in piena sessione invernale.
Si alza un coro di "Ciao Alessia" a mo' di club degli alcolisti anonimi. 

Tutto bene, ciurma? 

I tre gatti che mi leggevano l'anno scorso in questo periodo, si ricorderanno (probabilmente no, ma fa lo stesso ahah) che, con l'avvicinarsi degli esami, ero completamente sparita dalla blogsfera (fermi tutti, prendiamoci un secondo per discutere di quanto la parola blogsfera suoni atrocemente). 
L'isteria che mi faceva compagnia all'epoca si è rifatta viva anche quest'anno, seppur in forma molto meno debilitante, dato che, grazie a Dio, ho imparato a non vivere di solo studio e ho capito che nella vita ci sono cose più importanti di un 30 e lode - come, ad esempio, imparare veramente quello che si sta studiando e ricavarne qualcosa di utile e di applicabile a ciò che ci interessa maggiormente. Per questo motivo, non ho alcuna intenzione di eclissarmi durante questo elettrizzante periodo e continuerò a scrivere regolarmente. Anche perché scrivere mi piace da matti e mi mette di buon umore, che poi è proprio ciò di cui ho bisogno per non uscire nuovamente di testa.
Non so bene dove voglio andare a parare con questo post, eh, vi avverto. Se vi aspettate qualcosa di interessantissimo, vi conviene andarvi a guardare le repliche di Alberto Angela in tv. A proposito, quanti di voi hanno visto la puntata di Ulisse dedicata al Palazzo del Quirinale? Io sono rimasta incantata. A parte che il buon vecchio Alby ha il potere di far sembrare avvincente e intrigante perfino la tabella nutrizionale dei pacchi di pasta della Barilla, ma questo è risaputo. Comunque, vedendolo in tv, mi è venuta una tale voglia di visitare il Quirinale che quasi quasi mi faccio avanti pure io come candidata a Presidente della Repubblica. O forse è meglio di no. 

In questi giorni di studio matto e disperatissimo, in cui non faccio altro che sfogliare a casaccio le pagine dei libri di Diritto internazionale (che odio) e di Storia dell'integrazione europea, mi sono resa conto di cinque cose
  1. Tutto questo studio dell'ultimo minuto mi fa schizzare l'autoironia alle stelle. Riesco a darmi della demente da sola in così tanti modi diversi che, vi giuro, meriterei un premio per l'originalità;
  2. Non importa quanto mi possa piacere una materia o un argomento: sotto esame finirò inevitabilmente ad affermare che è la cosa più inutile e insulsa che io abbia mai dovuto studiare; 
  3. Non importa nemmeno quanto bene sapessi un argomento fino a trentacinque secondi fa: se mi mettessi a ripeterlo adesso, andrei nel panico e inizierei a scuotere violentemente il mio gatto urlando "ma quando diavolo l'ho studiata io, 'sta roba?!". Lui chiaramente non saprebbe darmi risposta; 
  4. Se molti serial killer sono famosi per essere estremamente ordinati, possiamo tutti concordare che io sono l'essere umano che corre meno il rischio di diventare un omicida seriale. In un pomeriggio di studio ho perso (se ho fatto bene i conti) tre penne, due evidenziatori, due matite (di cui una ritrovata, ma poi persa nuovamente subito dopo), cinque fazzoletti e un paio di post-it;
  5. Quanto affermato al punto 4 contrasta però con l'immancabile istinto assassino che mi prende ogni giorno non appena apro i libri. Non ho ancora capito come conciliare le due cose. 
Ora, io mi auguro davvero che qualcuno lì fuori sia messo come me - e auguro a voi che non sia così, altrimenti ugh poverini, vi sono vicina. Dopo questo post completamente privo di senso e di finalità culturali, vi lascio alle vostre vite ben più emozionanti e torno a consumarmi nell'isteria. Vi voglio bene, ciurma! 

PS: non disperate, ho già pronto un post molto più interessante tutto dedicato alla Nuova Scozia

domenica 11 gennaio 2015

Words to live by

Buongiorno pupi!
Oggi sono qui per dare finalmente il via alla prima nuova rubrica del 2015. In realtà non si tratta di quella di cui vi avevo già parlato qui, ma di un'idea che mi è venuta proprio pochi giorni fa, mentre perdevo tempo sul web (tanto per cambiare). Il concetto è piuttosto semplice: molto spesso mi succede di non riuscire a dare un senso o un ordine logico ai miei pensieri e questa cosa mi disturba profondamente. Tuttavia, capita sempre che, leggendo un libro o semplicemente girovagando tra un social network e l'altro, vada a sbattere contro una frase che mi fa esclamare "Eccolo! Questo è ciò che stavo cercando di dire!". É una grandissima soddisfazione e sono convinta che a tutti sia successo almeno una volta (motivo per cui vi inviterò sempre a lasciarmi le vostre frasi nei commenti!). Quindi, questa rubrica sarà una raccolta di tutte quelle citazioni che mi hanno fatto sentire capita e un po' meno sola e che continuano ogni giorno a ispirarmi. So che c'entra relativamente poco con i viaggi e il resto, ma l'idea mi piace davvero tanto (e ormai è risaputo che non so fare la travel blogger), perciò spero piaccia anche a voi! Non ho ancora stabilito ogni quanto verrà pubblicata (perché oltre a essere poco seria sono pure poco organizzata), anche perché vorrei che fosse il più spontanea possibile, e non vincolata a scadenze particolari.

La citazione che voglio condividere è la seguente.


L'ho trovata per caso, in un momento in cui non stavo nemmeno davvero cercando una risposta alle tante domande che mi frullano in testa, ma mi è bastato leggerla una volta per sentire subito il bisogno di trascriverla ovunque, impararla a memoria e ripetermela continuamente. Questo perché non sono mai stata in grado di capire che vanto ci sia nell'affermare di avere mille impegni e di non riuscire a fermarsi un secondo, ma non ho mai avuto il coraggio di dirlo per paura di essere presa per la solita pigra. In realtà, sono abbastanza sicura di non esserlo minimamente e so di sapermi rimboccare la maniche quando serve lavorare sodo. Ma sono gelosissima dei miei momenti di pace, di, chiamiamolo, raccoglimento, che considero forse perfino più importanti della vera e propria azione. Credo che muoversi sia essenziale, ma per farlo è necessario fermarsi qualche istante e rimettere insieme, di volta in volta, sia energie che presupposti. Bisogna poter riprendere fiato. A tal fine, riterrei anche necessaria una buona rivalutazione di tutti i principi che regolano la vita al giorno d'oggi, che non offre molte alternative a quest'isterica frenesia (o frenetica isteria, vedete voi) - ma quella è un'altra storia e a riguardo sono pure piuttosto pessimista.
Voi come la pensate? 

Lasciatemi le vostre citazioni nei commenti! Alla prossima ;) 

giovedì 8 gennaio 2015

Maine: Bar Harbor & Acadia National Park (USA)



Oggi vi porto in Maine, in un paesino di 5000 abitanti che ospita gran parte dell'Acadia National Park. Sono stata a Bar Harbor nell'estate 2012, mentre da Boston risalivamo la costa del New England in direzione del Canada, e mi sono innamorata perdutamente del suo fascino delicato e discreto.
Se dovessi raccontare di quei due giorni in modo sintetico, le cose che dovrei assolutamente menzionare sono quattro:

  1. La sfiga. Sì, perché solo una buona dose di sfortuna (che pare non manchi mai nei nostri viaggi *colpi di tosse*) poteva far sì che l'unico giorno intero passato a Bar Harbor, quello in cui ovviamente avevamo programmato di visitare l'Acadia, piovesse dalla mattina alla sera. Con quell'insistente pioggerellina, che ci ha accompagnati nell'esplorazione, non abbiamo potuto far altro che gironzolare per le strade del paese e perderci lungo la costa, ammirando le file ordinate di barche ormeggiate a riva.
  2. La tranquillità di quei momenti. Ricordo il silenzio, l'aria fresca, i disegni delle gocce di pioggia sull'acqua, i gabbiani (che puntualmente sembrano guardarmi schifati) che, ben più coraggiosi di me, sfidavano il maltempo. E, se devo essere sincera, pensavo proprio a queste cose quando ho scelto il nome per il mio blog. Oltre l'oceano per me è (non solo, ma in gran parte) sinonimo di Bar Harbor. 
  3. Il sole, antipatico e furbino, che ha deciso di rifarsi vivo proprio la mattina in cui avremmo dovuto rimetterci in marcia verso nord. Avevamo già perso le speranze di poter visitare l'Acadia, ma alla vista di quella stupenda giornata abbiamo subito cambiato programma e ci siamo fiondati nel Parco - meno male, aggiungerei! Vorrei davvero provare a descrivere la bellezza del posto, il verde rigoglioso, la natura incontaminata e l'oceano dello stesso, identico colore del cielo, ma le foto, come sempre, trovano aggettivi di gran lunga migliori dei miei. 
  4. E infine, la pizza. Vi aspettavate qualcosa di super filosofico/culturalmente elevante? E invece. Non potevo proprio non nominarla nemmeno, perché io, quella pizza, me la ricordo perfettamente. Chiunque sia stato negli USA sa benissimo che, fuori dalle grandi città, per trovarne di vagamente commestibile bisogna fare i salti mortali - e magari recitare anche un paio di preghierine, che non si sa mai. A Bar Harbor, invece, non solo era al 100% mangiabile, ma era anche quasi buona! Un vero successo, considerando la tristezza del locale in cui l'abbiamo trovata. Per la serie "mai giudicare un libro dalla copertina". 
Dopo questo fantastico resoconto (enfasi sul "fantastico"), vi lascio alle foto, che sono sicuramente più interessanti. A presto, ciurma! 








"Ew, humans"




















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