mercoledì 28 gennaio 2015

Di esami e librerie | Chiacchiere in alto mare

Ebbene miei cari, il primo esame dell'anno, ossia Storia dell'integrazione europea, è andato. Non so come (credo bene), ma è andato. Ora posso rilassarmi per mezza giornata e fingere di non averne un altro molto più importante tra... 135 ore. Uh, poca ansiella così!

Io ho un modo davvero particolare di prepararmi psicologicamente a un esame, che consiste nel passare il giorno prima a fissare i libri dicendo "vabbeh, quel che è fatto è fatto, non è che divento super intelligente tutto d'un colpo" e decidere quindi di chiudere tutto e aspettare che il Signore mandi qualcuno a salvarmi. Ieri stranamente ero tranquilla. Ho infilato i libri nello zaino alle, tipo, quattro del pomeriggio, mi sono concessa un lunghissimo bagno caldo e rilassante e ho perfino messo lo smalto per far finta di essere vagamente interessata al mondo esterno. La sera, dopo aver guardato i miei soliti quindici episodi di Hawaii Five-O (ed essermi ricordata di non dover mai più confondere le parole "Comecon" e "Kamekona" mentre parlo dei rapporti tra Comunità Europea e Unione Sovietica - perché vi giuro che l'ho fatto), sono andata a letto alle dieci, pensando trionfante "Ha! Stavolta sono tranquilla, dormirò da Dio e domani mi sveglierò riposata e piena di energie". Le ultime parole famose.

Sapete quando dovete alzarvi presto e, non appena riuscite a prendere sonno, il vostro cervello vi fa scattare su di soprassalto pensando che siano già le 6 e che la sveglia stia suonando? Ecco. Questa scena si è ripetuta per l'intera nottata ad intervalli regolari di circa 10 minuti. Facendo un paio di calcoli, credo di aver dormito in totale ben un'ora e mezza, forse due. Di sicuro non tre. Vi lascio immaginare il mal di testa martellante e la voglia di commettere una qualche strage e sterminare l'intero genere umano.

Ad ogni modo, alle 6 ero in piedi, vestita come una pronta a partire per la guerra (o appena uscita da un campo profughi), con dei capelli impresentabili e delle occhiaie che sicuramente hanno fatto venire gli incubi a tutti i bambini che ho incontrato per strada. Sono in qualche modo riuscita a farmi passare la buona dose di ansiella che non mi abbandona mai e, dopo essermi accertata che mia nonna e mio papà si stessero già dirigendo verso le chiese locali per accendere qualche cero in mio favore (voi non ci credete, ma lo fanno davvero), sono partita in direzione Padova con ritrovata fiducia. E, per carità, sarebbe stata anche una bella mattinata super produttiva, se non fosse che il termometro della macchina segnava -2°, quello all'interno dell'aula qualcosa come +130° e lo sbalzo termico deve per forza avermi causato un qualche irreparabile danno cerebrale. Davvero, non so con quale criterio programmino il riscaldamento nelle sedi universitarie. D'estate si congela, d'inverno si cuoce. E poi si lamentano che le stagioni stanno andando a putt... sono tutte sballate.

Ah, ho dimenticato di sottolineare il fatto che, come da mia buona abitudine, ancora una volta sia entrata nell'aula sbagliata, facendo la mia solita magra figura. Comunque, alle 8.30 ero seduta al mio posto, carica come una molla, desiderosa di togliermi quest'esame il prima possibile e nel migliore dei modi. Poi vabbeh, si sa che le cose vanno sempre un po' alla cazz, i prof non sono mai puntuali, quando arrivano si perdono venti minuti nell'impegnativo compito di distribuire i fogli con le domande e queste non sono mai mai mai quelle che io mi aspettavo. C'è una legge dell'universo che regola queste cose, no? Gli argomenti che pensi non ti potranno mai chiedere sono proprio quelli che ti ritrovi all'esame. Mannaggia a voi, che razza di sesto senso potrete mai avere?!

Nel bene e nel male, l'esame è andato e, scherzi a parte, credo di essermela cavata pure alla grande. Ma, oltre a questo, sono fiera e felice di aver raggiunto un livello di maturità tale da poter vedere oltre il semplice voto che mi verrà assegnato a breve. Quello è solo un numero. Trovo molto più importante l'idea di aver imparato ad analizzare criticamente tutta una serie di problemi e di star accumulando solide basi culturali che nessun numero potrà mai veramente valutare e che nondimeno mi permetteranno di fare, nella vita, qualsiasi cosa io desideri. Di questo sono profondamente grata all'università.

Infine, voglio annotare la crudeltà che subisco ogni volta che vado a Padova a dare un esame. Sì, perché non potete davvero pensare che piazzare una gigantesca Feltrinelli proprio dietro la facoltà sia una buona idea, dai! E non potete nemmeno pensare che io riesca a passarci davanti senza sgolosare, esitare, decidere di entrare e finire inevitabilmente per combinare qualche danno. I danni di oggi si chiamano Haruki Murakami e Donna Tartt. Ma, dato che si trattava di un post-esame, credo di essermeli meritati ampiamente.

Ciao pupi!

10 commenti:

  1. io il giorno prima di un esame lo passo sempre incollata sui libri! fino a sera inoltrata... mi pendo troppo di panico!! il prossimo ce l'ho giorno 2.. aiutooooooo XD XD XD

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    1. Ahah ognuno ha i suoi metodi! Io ce l'ho il giorno dopo, ti sono vicina moralmente :D

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  2. Anche io quando vedo la Feltrinelli scapoccio. Se poi ci passo dopo una giornata pesante allora entrarci e comprare qualcosa è d'obbligo. Grandissima comunque! \o/

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    1. L'ho sempre detta che la Feltrinelli (come qualsiasi altra libreria, in realtà) è terapeutica! Grazie amiga ;)

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  3. Anche io mi facevo dei regalini post-esame dalla Feltrinelli :D Murakami è da un po' che mi fa l'occhiolino, ma ancora non l'ho letto. Fammi sapere cosa ne pensi :) Ciaoo

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  4. Guarda, ho letto Norwegian Wood l'anno scorso e l'ho trovato bellissimo, te lo consiglio davvero! Vediamo adesso com'è 1Q84 :)

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  5. Brava brava! I libri sono i migliori regali post-esame! Tanta stima per Murakami :D

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    1. Concordo! Anche tu amante del buon Haruki? :D

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  6. Ed ecco qui i libri di cui mi hai parlato ♥ ♥ Ottimi regalini post esame, Alessia ^^

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