domenica 26 aprile 2015

Il tempo sospeso sul mare | Due giorni a La Francesca


"The human spirit needs places 
where nature has not been 
rearranged by the hand of man."
- Unknown

È a queste parole che ho pensato e ripensato negli ultimi giorni, da quando ho avuto l'occasione di staccare per un po' dalla routine quotidiana e di immergermi completamente nel verde incontaminato del resort La Francesca: lo spirito umano ha bisogno di luoghi in cui la natura non sia stata intaccata dalla mano dell'uomo. Ci serve per ricordarci da dove veniamo, di cosa siamo fatti e a che cosa apparteniamo. 
Ma procediamo per tappe: che cos'è La Francesca


La Francesca è un'oasi di tranquillità situata su uno spettacolare promontorio a picco sul Mar Ligure, tra Bonassola e Levanto, in posizione strategica per visitare il Parco Nazionale delle Cinque Terre. Le 55 abitazioni (villette e appartamenti), naturalmente vista mare, sono disseminate in un parco grande ben 15 ettari, dove, pur venendo garantiti tutti i comfort (vi sono ristorante, minimarket, piscine e campi da gioco), si può godere della più assoluta pace e intimità
A me è stato assegnato un appartamento nella parte alta del villaggio, piccolo e spartano, che mi ha fatto sentire come se fossi tornata di nuovo bambina, quando trascorrevo le estati nella casa al mare di mia nonna. Seduta sul terrazzo a sorseggiare un Estathé, mi sembrava di avere di nuovo otto anni e di aver ritrovato un luogo ormai da tempo dimenticato nei meandri della memoria. E, ve lo assicuro, non c'è nulla di più rigenerante di questo. 


La vista dall'appartamento. Non male, eh?


Non ho avuto modo di provare il ristorante,
ma la cena sul mare non me la sono fatta mancare lo stesso!

Avendo riacquistato il vigore di una bimba, non mi sono fatta sfuggire l'occasione di esplorare in lungo e in largo il villaggio, affrontando il ripido (ma meraviglioso) sentiero che porta fino alla spiaggia privata - che poi, detto tra noi: chi se ne frega del fiatone (e del fatto che ho rischiato di scivolare un paio di volte, ma quello è perché sono imbranata) se la vista, alla fine, è su una baia di acqua così azzurra e pura che potresti contare le rocce sul fondale? Ogni passo diventa un piacere.
Presa da una strana euforia primaverile, mi sono lanciata nella scalata degli scogli, rischiando di rimetterci la pelle - o di far finire in acqua la reflex, che probabilmente sicuramente è pure peggio. Ed essendo parecchio su di giri, ho anche percorso una stradina sterrata a strapiombo sul mare, in cui sembrava davvero che il tempo si fosse fermato e che fosse la natura, ora, a imporre i suoi ritmi.







Il Ristorante Rosadimare...

...e la terrazza del Ristorante...

...e la vista dalla terrazza del Ristorante.










Soggiornare a La Francesca significa vivere un'esperienza completa. Dimenticatevi il lusso e lo sfarzo degli hotel a cinque stelle: non vi serviranno. La Francesca vi offrirà apparentemente di meno, ma, in realtà, molto, molto di più: vi darà la calma e il tempo di riprendere fiato. Vi permetterà di ricaricarvi di nuove energie e ne uscirete sentendovi... puliti. Già, puliti. Non saprei trovare aggettivo migliore.

Infine, voglio spendere due parole anche sulla gentilezza del personale e sul calore con cui mi hanno accolta. Sì, anche quando, come una tonta, mi sono presentata alla reception dicendo "eheh scusi, mi sono persa, non trovo il mio appartamento", nonostante fosse indicato chiaramente appena fuori dalla porta. Che ci volete fare, devo farmi riconoscere ovunque!

Le foto dei tramonti sul mare vanno bene anche se sono mosse, vero?

domenica 19 aprile 2015

Certe cose succedono solo negli hotel

Buongiorno ciurma,
come state? Oggi vi voglio belli carichi per un altro grandioso post privo di qualsiasi contenuto culturale. Un mesetto fa abbiamo appurato che certe cose le vedi solo quando viaggi. Ve le ricordate le pecorelle parcheggiate in un autogrill e i panini lunghi mezzo metro? Perfetto. Continuiamo su quella strada: in questa sede parleremo di cose che, invece, succedono solo negli hotel. Ad esempio:


Vi è mai capitato di dormire con due giganteschi massi che minacciano di rotolarvi addosso da un momento all'altro? 


E ancora, vi è mai successo di svegliarvi la mattina, aprire le tende e affacciarvi alla finestra per godere di una splendida vista sul... cimitero di Chelsea...? (E sui tetri londinesi che fanno jogging tra le lapidi, peraltro.)

Ma andiamo con ordine: partiamo dalle cose più indolori. 
Tra i miei primi traumi da hotel (vorrei lanciare una petizione per creare questa specifica categoria di shock psicologici) ricordo che, quando avevo circa otto anni e sono stata Mosca per la prima volta, la signorina furbina della reception ci ha assegnato una camera già occupata. Entriamo, stanchi dal viaggio e desiderosi di buttarci sui nostri comodi letti, e sbam: disordine, vestiti sparpagliati, valigie di altri aperte sul pavimento. A ripensarci adesso non è stato nemmeno così sconvolgente: poco tempo fa, mio padre si è svegliato nel cuore della notte e si è ritrovato uno sconosciuto in camera! Ecco, quello mi avrebbe sicuramente causato un infartino bello potente.
Molto più traumatico è stato restare chiusa in ascensore a Uddevalla (Svezia). Ma non si trattava di un ascensore qualsiasi, no: pareva più che altro un montacarichi vecchio di cent'anni e, premendo i tasti due volte o con troppa foga, si rischiava di bloccarlo, come poi abbiamo avuto il piacere di scoprire. Ah, chiaramente le istruzioni per farlo ripartire erano in svedese. Per una claustrofobica come me non c'è niente di più emozionante.
Un'altra esperienza davvero divertente è stata essere lasciata in macchina davanti al nostro hotel di Stoccolma, mentre i miei genitori facevano il check-in. Nessuno si era accorto che avevamo parcheggiato nel posto riservato agli autobus, finché non mi sono ritrovata da sola a fronteggiare l'autista di un grosso pullman rosso che mi suonava il clacson intimandomi di andarmene (cosa che avrei fatto, se non fosse che non avevo idea di dove mi trovassi e di dove potessi andare mentre i miei erano ancora alla reception). Che imbarazzo ansiella ragazzi, non avete idea. Per fortuna mia madre è venuta a salvarmi dopo poco.
Toronto, invece, mi ha insegnato l'importanza di saper riconoscere la facciata del proprio hotel. Come saprete (e se non lo sapete ve lo dico ora), a Toronto esiste una vera e propria città sotterranea, formata da oltre 27 chilometri di strade e percorsi che collegano gli edifici e le varie zone della città. Benissimo: dal nostro hotel si accedeva direttamente a uno di questi passaggi e noi abbiamo pensato di farne buon uso, servendocene per andare a cenare, ignorando il fatto che fosse chiuso dopo le 21. Così, al ritorno ci siamo ritrovati davanti ai cancelli sbarrati e siamo stati costretti a risalire in superficie e a cercare di ritrovare la via dell'hotel, senza sapere minimamente da che parte fosse/che aspetto avesse/dove diavolo fossimo finiti. Ammetto che, se tralasciamo l'aver girato a vuoto le stesse strade per qualche centinaio di volte, è stato pure divertente.

Veniamo adesso agli interni e agli arredi. Tralascerò i folli hotel di Las Vegas, con piccola foresta incorporata, vulcano e tutto il resto, perché ci sarebbe troppo di cui parlare e probabilmente meriterebbero un post a parte. Possiamo però tutti concordare sul fatto che anche negli alberghini piccini e tenerelli di aggeggi strani se ne vedono lo stesso. Ad esempio, a Stoccolma, di fianco alla tv, ci ho trovato questi:

Per la serie: deheheh svedesi cari, non avete capito niente di me!

Okay, ammetto di averli pure provati, presa dal momento. Credo sia stata la prima volta nella mia vita che ho preso in mano dei pesi da 4 chili l'uno (e mi sono ovviamente promessa di non provarci mai più).
In un motel da qualche parte negli Stati Uniti, invece, ci è stata assegnata una stanza senza finestra. O meglio, la finestra c'era, ma dava sul corridoio. Non esattamente la mia definizione di 'boccata di aria fresca'. In Nevada, poi, ci siamo fermati a dormire in un piccolo bed and breakfast a conduzione familiare, in cui la vasca da bagno era direttamente nella stanza e, per cercare un po' di privacy, bisognava accontentarsi di tirare una tenda a mo' di camerini dei negozi. E ve lo ricordate il famoso hotel di Charlottetown (P.E.I., Canada), che aveva la porta del bagno trasparente su cui abbiamo dovuto attaccare le mappe perché non si vedesse dentro? Ma io mi chiedo: chi minc... li progetta, 'sti alberghi?!

Bene ciurma, questa prima selezione di cose che succedono solo negli hotel si conclude qui. Mi farebbe davvero piacere leggere le vostre avventure, perché sono certa che a tutti sarà capitato qualcosa di assurdo mentre alloggiavate in giro per il mondo ;)
A presto! 

martedì 14 aprile 2015

Gli esordi del Palladio: Villa Godi Malinverni (Lugo di Vicenza)


Vivo in una provincia meravigliosa e spesso non ci faccio nemmeno caso. Anzi, di solito lo do proprio per scontato. Ogni tanto, però, mi piace fermarmi a contemplare i capolavori che ho qui a portata di mano (o meglio, di macchina) e stupirmi ancora di quanto sia bello quest'angolino di Veneto.  

Domenica ho avuto l'occasione di visitare Villa Godi Malinverni, famosa per essere la prima opera di Andrea Palladio, da lui stesso menzionata nel trattato I quattro libri dell'architettura. Situata sui colli di Lugo di Vicenza, fu costruita tra il 1537 e il 1542, su commissione della nobile famiglia Godi. La cosa che ho apprezzato maggiormente è la cura con cui molti elementi tipici dell'epoca sono stati preservati nel tempo: gli affreschi, che abbelliscono le pareti e i soffitti dell'intero piano nobile, sono perfettamente visibili, nonostante solo una parte sia stata restaurata, e la cucina e le stanze vantano ancora alcuni mobili e arredi originari. Per una patita di storia come me non esiste scoperta migliore! Anche se, devo ammetterlo, in una sala c'era dipinto un putto con uno sguardo così minaccioso che probabilmente me lo sognerò di notte per i prossimi quindici giorni... Non pensarci Alessia, non pensarci... o.o 

In un padiglione sul retro della villa vi è poi il Museo dei Fossili: fondato nel 1852 dall'allora proprietario, il Conte Andrea Piovene, ospita centinaia di fossili risalenti al periodo dell'Oligocene, ossia ben 30 milioni di anni fa! Il più impressionante è sicuramente la Palma Fossile, che, con i suoi 9,85 metri, resta l'esemplare più grande scoperto finora. Vi dirò, io non sono una grande appassionata di fossili, ma la dedica al museo del Prof. Remo Malinverni, che nel 1960 acquistò la villa e la riaprì al pubblico, mi ha colpita davvero molto: 

Uomo che ti aggiri tra queste pareti da cui trentamila millenni di storia delle antiche età della terra ti guardano; considera che tutta la storia dell'umanità, dalle origini a oggi, 
altro non è in confronto che la storia di un giorno 
e quella della tua esistenza la storia di un attimo, di un istante nell'infinito.

La villa è, infine, circondata da giardinetti all'italiana, decorati da una cinquantina di statue, e da un grande parco popolato di piante secolari, con tanto di lago, fiumiciattoli e ponticelli sparsi qua e là. 
Piccolo aneddoto: guardate la foto qui sotto. Una bimba ci ha indicato quei tronchi dicendoci tutta felice "Sono dei coniglietti, sì sì". Qualcuno (non dirò chi) le ha risposto "no, sono dei bambini intrappolati." Il suo sguardo terrorizzato è stato l'highlight dell'intera giornata ahaha (Tranquilli ho provveduto a rassicurarla e a dirle che erano sicuramente coniglietti).






















mercoledì 8 aprile 2015

Il centro geografico degli Stati Uniti: Lebanon, Kansas

Salve, ciurma!

Qualche anno fa, percorrendo le strade del Kansas, siamo capitati nel centro geografico degli Stati Uniti continentali (escludendo quindi Alaska e Hawaii). Si trova a Lebanon, un paesino che, secondo le stime, conterebbe ben 212 abitanti, ma che a me pareva più che altro disabitato. Per la serie: se ci vive qualcuno, di sicuro sa nascondersi bene! Io vedevo solo campi. Tra l'altro, non fa ridere che il centro degli Stati Uniti sia stato individuato in un posto chiamato, traducendo, Libano? Ahahah no, va bene, sono io che mi diverto con poco. 
Ora, conoscendo gli americani, immagineremmo tutti che vi abbiano costruito un qualche monumento imponente e autocelebrativo. Invece no: c'è solo una minuscola cappella, tanto piccola da ricordare piuttosto un capanno degli attrezzi, con all'interno 8 panche di legno e un leggio al posto dell'altare. Di fianco ad essa, sorge una sorta di gazebo con qualche tavolo da pic nic, in cui c'è toccato ripararci quando siamo stati colti di sorpresa da un noiosissimo temporalone estivo. Vi dirò, tuttavia, che stare seduta lì, disturbata soltanto dal suono dell'acqua e dal profumo dei prati, è stata un'esperienza meravigliosa. 

Anyway. Cercando informazioni su questo luogo, ho scoperto che gli americani hanno una vera e propria passione per i centri geografici del loro Paese. Oltre a Lebanon, hanno individuato il centro degli Stati Uniti, come possiamo chiamarli... federali? Insomma, includendoci pure Alaska e Hawaii. Si trova in South Dakota, vicino alla cittadina di Belle Fourche. Ma non solo: ogni stato ha il proprio centro geografico.  Su wikipedia c'è l'elenco completo e, visto che ho una vita troppo emozionante, ho appena perso almeno un'oretta a cercarli tutti su google maps. Non giudicatemi. Il più bello è quello dell'Alaska, che si trova letteralmente in mezzo al nulla. Anche quello delle Hawaii non scherza, dato che è in mezzo all'oceano! Che spasso, ragazzi, non avete idea.  

Dopo questa pazzesca lezione di geografia americana, vi lascio a divertirvi su google maps - perché so che tutti finirete lì, proprio come me. E fate bene ;)









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