giovedì 25 giugno 2015

Di tortellate di San Giovanni, temporali estivi e briscole sleali

A Parma abbiamo una tradizione stupenda: il 23 giugno, nella notte di San Giovanni, ci si ritrova con amici e parenti per abbuffarsi di tortelli d'erbetta sotto le stelle e per prendere la famosa rugiada di San Giovanni, che, si dice, porti molta fortuna. A casa mia, mentre l'arzilla nonnina prepara quintali di tortelli (e roast beef, perché lei ci vede tutti molto sciupati), si preparano lunghe tavolate in mezzo all'aia, si lotta contro la miriade di mosche e zanzare (la vita in campagna, sapete com'è), si gioca a carte e si mangia. Tanto.

Tanto. Tanto. Tanto.

A dirla tutta, quest'anno ero abbastanza sicura che me la sarei persa. Stavo poco bene e dovevo dare un esame quella stessa mattina. Ma per del buon cibo si è disposti a fare follie, giusto?

Così, nonostante fossi già sveglia ben prima che albeggiasse e sebbene alle 9 fossi a Padova ad imprecare insieme ai miei compagni di corso per le domande terribili che ci sono capitate a diritto internazionale, a metà pomeriggio sono saltata in macchina, più stanca che mai, e ho percorso i 200 chilometri che mi separano costantemente dal mio angolo di Pianura Padana. E ne è valsa la pena - fosse anche solo perché finalmente ho rivisto mia cugina, che ora non potrà più tartassarmi con mille messaggi vocali su Whatsapp, in cui mi assilla con la solita domanda: "Cus, quando vieni a trovarmi?!".

Ricoperti di Autan e incuranti delle nuvole minacciose che preannunciavano soltanto acqua a palate, ci siamo goduti l'arietta estiva, scattandoci a vicenda foto imbarazzanti mentre divoravamo i nostri tortelli e scherzando su argomenti ancor più sconcertanti, di cui credo sia meglio non disquisire ancora. A intervalli regolari tiravamo in ballo un certo Giorgiorgio Giorgerba e facevamo di "La vita è troppo breve per non saltellare" il nostro nuovo motto (per spiegazioni vedetevela con mia cugina, perché io ho già dimenticato da dove sia nato tutto questo). Ci siamo concessi un'intensissima partita a Schiaccia 5 con un pallone gonfiabile comprato al Lidl per due spiccioli, che pareva essere animato da vita propria e decideva di propria volontà da che parte andare. Inutile dire che nessuno è mai arrivato al cinque e nessuno ha mai schiacciato un bel niente. Però abbiamo riso tanto, quello sì. Quando tuoni e lampi hanno pensato bene di venire a rovinarci la festa, ci siamo rifugiati sotto il portico e, da bravi bimbi di campagna, siamo finiti a giocare a briscola, dando vita alle alleanze più sleali che la storia abbia mai visto - sapete come si dice, no? Tutto è lecito in guerra e a briscola.

A mezzanotte passata, quando ormai fuori infuriava un terribile temporale, io e la Cus ci siamo ritirate in mansarda, armate di pigiamini e tazze di tè, pronte per cercare il metodo migliore per raggiungere Barcellona a inizio dicembre - lei per la sangria, io per la finale di Grand Prix (hashtag: #PRIORITIES). Purtroppo, però, il sonno ci ha raggiunte prima che riuscissimo a stabilire un piano di azione logico e razionale. Sono o non sono, queste, le giornate migliori?

4 commenti:

  1. Che tradizione meravigliosa, non ne sapevo niente! Credo che l'unica tradizione romana vagamente simile a questa sia quella del 1 maggio, col pranzo all'aperto a base di fave e pecorino. La vostra però è più bella!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sì è davvero una bella tradizione, perlomeno è una scusa per ritrovarsi tutti e mangiare :D

      Elimina
  2. Ei cüs, non mi storpiare i miei messaggi vocali di Whatsapp, è troppo educato per essere uno dei miei! E muoviti a finire 'sti esami che devi scendere per ammirare con me le nutrie che nuotano nel canale. Se vuoi te li faccio io, ma non credo che sia una buona idea ;)

    RispondiElimina
  3. che bel post. Vorrei assaggiarli questi tortelli. Quindi Fabiana è la cugina citata nel tuo post. Be' siete molto carine ^-^

    RispondiElimina

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...