giovedì 10 settembre 2015

Università | Ciò che so ora e avrei voluto sapere due anni fa

Per molti giovani neodiplomati settembre è il mese dei test di ammissione all'università, delle lunghe attese, dell'ansia, ma, ancor più, dell'emozione e dell'incertezza per l'inizio di questa nuova avventura. Per me, ormai avviata lungo l'estenuante il meraviglioso cammino verso la laurea, è il momento di tirare un po' le somme. Di pensare e capire quanti passi ho fatto, quanti sono stati in salita e quanti in discesa, quanti ancora dovrò farne.

Ho cominciato l'università due anni fa, con tanti sogni campati in aria e le idee ironicamente più chiare allora di quanto non siano adesso. Sceglievo un corso di laurea con un nome un po' troppo lungo, Scienze Politiche, Relazioni Internazionali e Diritti Umani, tant'è che i miei parenti ancor'oggi non hanno ben idea di cosa io stia facendo e mia nonna si ritrova a raccontare alle amiche che sua nipote "studia per fare la Boldrini" (no, tranquilli, non ho né ho mai avuto la benché minima idea di darmi alla politica). Il primo impatto con la nuova realtà è stato ottimo: amavo tutto, corsi, compagni, professori, libri di economia politica da 900 pagine di cui non capivo un'acca ma che mi facevano comunque sentire una studentessa in erba. Saltellavo come un grillo (o come Heidi che corre dietro alle caprette) tra una lezione e l'altra e mi sembrava di marciare spedita verso il futuro roseo che ero convinta di desiderare. La vivevo come un'esperienza totalizzante. Studiavo, studiavo, studiavo, ma, in fin dei conti, imparavo poco ed ero poco

Poi sapete com'è, no? Si cresce e si cambia e nulla va esattamente come era stato programmato. Ho dovuto sbattere la testa contro un muro una mezza dozzina di volte per capirlo, ma alla fine ci sono arrivata. Ciò che volevo allora... non lo volevo davvero. O, perlomeno, ciò che volevo allora non lo voglio più. Scoprirlo è stato frustrante, perché mi è sembrato di dover rinunciare a tutto ciò per cui avevo lavorato fino a quel momento. Mi sentivo come se avessi camminato a lungo su una piacevolissima strada asfaltata, che a un certo punto si era interrotta, per lasciare spazio a un sentiero dissestato e malmesso, pieno di buche, fango, arbusti. Non sapevo cosa fare. Dovevo tornare indietro? Cercare un altro percorso, ricominciare tutto da capo? Sedermi lì e aspettare che qualcuno sistemasse la strada per me? Alla fine ho scelto di andare avanti. Ed è lì che è iniziato il bello. 

Nel momento in cui ho smesso di vivere per l'università e per quell'ipotetico futuro, ho iniziato a lavorare per me stessa. A costruire me stessa. Ho continuato a studiare i miei libri e a preparare gli esami, senza tuttavia considerarli come chissà quale manna mandata dal cielo, rivelatrice di qualsiasi verità nascosta, ma leggendo, conservando ciò che ritengo utile o importante, creandomi idee e teorie - che magari sono pure sbagliate, ma sono mie. Soprattutto, ho imparato a mettere da parte i libri di tanto in tanto per dedicarmi a tutt'altro e a non sacrificare ciò che mi sta davvero a cuore. Qualche giorno fa un'amica mi ha scritto, allegando l'immagine qui a fianco. Le cose che ti appassionano non sono casuali, sono la tua vocazione. Vero, no? 
Dopotutto, al giorno d'oggi l'università (soprattutto le facoltà umanistiche) danno sempre meno certezze in fatto di sbocchi occupazionali e probabilità di trovare lavoro. Quindi, ho smesso di considerarla come la mia unica ragione di vita, la mia unica possibilità: è, invece, una sorta di grande contenitore pieno zeppo di nozioni ed esperienze, da cui io posso pescare per mettere insieme ciò che davvero mi serve. Toccherà a me, alla fine, esser brava abbastanza da unire ciò che ho imparato grazie alla laurea con tutto quello che è stata la mia vita al di fuori dell'università e presentare al mondo (o a chi di dovere) un progetto basato su me come persona completa, e non semplicemente su un ruolo che ho imparato a ricoprire. Certo, è più difficile e faticoso, ma ne vale la pena

Ho valutato a lungo se pubblicare o meno questo post, principalmente perché non è altro che un lungo soliloquio in cui non sono neppure sicura di essere riuscita ad esprimere correttamente tutto quello che ho in testa. Sono solo i miei pensieri e non voglio insegnare niente a nessuno: dovevo solo metterli nero su bianco. Tuttavia, so che non sono stata la prima, né sarò l'ultima, ad essersi trovata a un bivio e ad essersi fatta prendere dallo sconforto. Quello che auguro a tutti i futuri universitari, o a chi già c'è dentro e non sa come uscirne (o se uscirne), è di sfruttare al massimo i prossimi tre o cinque anni per esplorare chi siete, cosa volete e cosa non volete, quali sono i vostri punti di forza, le cose per cui vi sacrifichereste e quali sono invece quelle a cui non potreste mai rinunciare. In base a questo, decidere dove andare dal bivio in poi sarà facile. 

8 commenti:

  1. parole sante, tutte, dalla prima all'ultima!

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  2. Il tuo post mi ha fatto pensare alla strada che ho scelto. Questa strada all'inizio mi è stata proposta come l'unica percorribile quando io avevo altre idee, mi hanno fatto credere che in fondo quella era sempre stata la mia passione e io ci ho creduto. Mi sono chiesta spesso, col tempo, se fosse davvero così. Io sono sempre stata succube di mia madre e fino ad una certa età non ho mai preso decisioni veramente mie, lei si era invaghita del mondo aeronautico, quindi era facile pensare che la mia scelta fosse stata pilotata da lei. In realtà credo ancora che sia la mia strada, ora che ho preso le distanze dalle decisioni di mia madre. Forse si tratta solo di fortuna.
    La frase della tua amica mi ha illuminata. Sono convinta che se una passione che portiamo avanti è destinata a crescere e a diventare qualcosa di concreto, prima o poi arriva qualcuno o qualcosa che ce lo sbatte in faccia, quindi beh, a me viene da dire aspettiamo e vediamo che succede :)

    Tu sei stata bravissima ad analizzare ciò che vuoi veramente, credo sia davvero importante specialmente durante un corso di laurea da finire. Non è per niente facile ammettere di aver fatto la scelta sbagliata e cercare di rimediare, tante volte è più facile proseguire, far finta di niente e poi lamentarsi tutta la vita, piuttosto che agire subito. Non ci dici se quello che vuoi fare è tanto diverso dal corso di studi che hai scelto :)

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    1. Credo che l'importante, in fin dei conti, sia prendere coscienza del fatto che non c'è mai un'unica strada e che si può sempre cambiare rotta, tornare indietro, girare a destra o sinistra, percorrere una laterale, ("alla prossima rotatoria prendere la terza uscita" cit. il GPS della mia macchina), perfino annaspare per un po' nel fosso al margine della carreggiata e poi rimettersi in marcia. Insomma, credo che non si sia mai davvero costretti e obbligati a muoversi in una sola direzione.
      Haha non dico cosa voglio fare ora un po' per scaramanzia, un po' perché non voglio fissare paletti e limitarmi. Voglio tenere aperte quante più porte possibile e decidere di passo in passo. Posso però dire che sì, per certi versi è diverso da ciò che avevo scelto, ma non radicalmente. E di sicuro quello che sto studiando mi aiuterà tantissimo in qualsiasi cosa finisca a fare in futuro :D

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    2. Ottimo allora :) e hai ragione, nemmeno io lo direi per scaramanzia. Sai com'è.

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    3. Sì, dirlo mi saprebbe troppo di gufata megagalattica :D

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  3. hai tristemente ragione dicendo che le facoltà umanistiche non danno certezze... ma io ho scelto questa strada proprio perchè mi piace. Anche io all'inizio pensavo solo agli esami e alle lezioni, adesso (dopo 3 anni) ho imparato a prenderla più alla leggera anche se proprio questi mesi saranno infernali tra ultime materie, tirocinio e tesi :D l'importante è fare tesoro di tutto ciò che ci capita sotto gli occhi, come hai detto tu sta a noi poi saper tirare fuori le nozioni e presentarci come persone complete! :) un bacio

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    1. Esattamente :)
      Buona fortuna per la tesi, il tirocinio e la laurea!! :D

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